Il Tirreno

Pisa

L’omeopatia in cattedra spacca in due l’Università

di Danilo Renzullo
L’omeopatia in cattedra spacca in due l’Università

Il debutto del master su “La nuova farmacia” provoca malumori e polemiche. Il chimico-scrittore Malvaldi: «Si permette a degli imbonitori di parlare in Ateneo»

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PISA. C’è chi lo definisce un assist alle industrie della medicina alternativa. E chi, invece, l’occasione per approfondire una “pratica” che negli ultimi anni ha conosciuto una crescita esponenziale. L’esordio dell’omeopatia all’Università non poteva passare inosservato. Ma il master “La nuova farmacia tra salute e benessere: prodotti cosmetici, medicinali omeopatici e prodotti per la medicina complementare, fitofarmacia e marketing sanitario” organizzato dal dipartimento di Farmacia dell’Ateneo pisano - in programma da dicembre a luglio 2016 - ha scatenato un putiferio.

Uno scontro che, oltre a contrapporre “conservatori” e “innovatori” della materia, mette in discussione la stessa essenza della medicina: la validità scientifica. Da una parte c’è chi crede sia necessario offrire al farmacista un bagaglio di conoscenze che vada oltre a quelle della “farmacia tradizionale”, anche per rispondere alle esigenze e alle richieste dei circa nove milioni di italiani che hanno optato per le terapie omeopatiche; dall’altra chi pensa invece che l’omeopatia sia «acqua fresca», pur rispettando chi sceglie queste cure “alternative”, la cui validità non è stata mai provata scientificamente. Come dire: qualcuno può anche credere ai benefici di questa pratica, ma non in una facoltà universitaria, tanto più in una scientifica, in cui i principi sono esattamente all’opposto di quelli dell’omeopatia. E la discussione ha travalicato i confini del mondo accademico.

A guidare “l’opposizione” è Marco Malvaldi, che oltre a essere uno scrittore di successo, è anche un chimico. Con tanto di assegno di ricerca presso il dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell'Università di Pisa. La stessa che critica aspramente al punto da dirsi «indignato per quanto sta accadendo». «Per omeopatia si intende il curare le persone con metodi derivanti dall’estrema diluizione di principi attivi in acqua. Un metodo che non ha alcun fondamento scientifico» esordisce il chimico-scrittore.

«Se l’omeopatia funzionasse, la chimica sarebbe da buttare via perché le due cose non si conciliano - aggiunge -. Chi vuole curarsi con l’omeopatia è libero di farlo. Non rifiuto, né contesto la medicina alternativa (alcune, come la meditazione, sono state studiate seriamente e provati scientificamente i loro benefici) - specifica Malvaldi -, ma rifiuto il fatto che all’Università, nello stesso posto dove vengono insegnati i principi della chimica, si permetta ad alcuni imbonitori di parlare, insegnando un’assurda disciplina che non ha alcun fondamento scientifico. E questo è un’incoerenza, che prova lo stato penoso in cui versano alcuni dipartimenti della nostra Università. Gli studi scientifici seri dimostrano che l’effetto dell’omeopatia non è superiore all’effetto placebo: in pratica è acqua fresca - prosegue Malvaldi -. Parlarne all’Università significa discuterne nel quadro degli insegnamenti che l’Ateneo impartisce, contrastando con quanto viene insegnato nelle Università di tutto il mondo. Se i principi alla base dell’omeopatia sono veri - conclude il chimico-scrittore - bisognerebbe smettere di insegnare la chimica, la termodinamica e la meccanica statistica perché evidentemente non servono. O è sbagliata la chimica o è sbagliato ciò che dicono gli omeopatici, non c’è via di mezzo».

Il master ha «l'obiettivo di approfondire le conoscenze tecnico-professionali necessarie agli operatori sanitari per operare con la massima competenza nella moderna farmacia». Ed è l’aspetto informativo-culturale che Ylenia Zambito, ricercatrice del dipartimento di Farmacia e uno dei docenti che terrà il master, difende. «L’efficacia dei farmaci omeopatici è tutta da dimostrare e quindi la polemica può essere fondata – sottolinea - ma l’obiettivo del master è preparare i laureati agli argomenti che devono affrontare nell’esercizio della professione di farmacista e visto che una grande fetta dei prodotti farmaceutici venduti appartiene a questa branca è opportuno conoscerla».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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