Il Tirreno

Pisa

«Città dormiente per il rilancio si deve fare di più»

di FRANCESCO LOI
«Città dormiente per il rilancio si deve fare di più»

La deputata del Pd spiega la sua visione di Pisa «Decoro urbano e sicurezza sono priorità»

6 MINUTI DI LETTURA





di FRANCESCO LOI

Problema sicurezza, centri sociali, scarso appeal della politica, ma anche grandi progetti in fase di completamento (Piuss): qual è oggi la sua visione di Pisa?

«La mia visione di Pisa è quella di una città “dormiente” che si è appoggiata sugli allori e sulle posizioni conquistate negli anni passati, senza fare molto per rilanciarsi, ripensarsi ed elaborare nuove linee di sviluppo che tengano conto del mutato quadro economico e sociale mondiale e italiano».

Inizia così, con il piede premuto sull’acceleratore, l’intervista a Maria Chiara Carrozza, deputato del Partito democratico, ex ministro dell’Istruzione e della Ricerca nel governo Letta, oltre che ex rettore della Scuola Sant’Anna.

Onorevole, abbiamo già introdotto il tema/problema della sicurezza in città: approfondiamo...

«Si tratta in effetti di un problema molto sentito, sia dai cittadini che dagli studenti. Penso si possa fare molto per migliorare la situazione attuale, anche solo in termini organizzativi».

Come vede la questione dal punto di vista degli studenti?

«La popolazione studentesca è molto cambiata in questi anni di crisi e si sente tagliata fuori dalle iniziative e dalle attività della città e della sua amministrazione: io credo che anche in questo settore l’enorme potenziale degli studenti pisani vada raccolto e valorizzato di più».

Ma lei considera Pisa una città realmente insicura?

«Penso si debba fare molto per il decoro urbano e per la sicurezza. Anche nel quartiere dove abito ho assistito ad un progressivo degrado: siamo pian piano passati ad essere un parcheggio per i pendolari che si allontanano dal centro per non pagare il pedaggio; così da zona residenziale siamo diventati luogo di passaggio continuo. Con tutto quello che il cambiamento comporta. A ciò si unisce una carenza di manutenzione per i marciapiedi, per le strade e per gli spazi verdi. Piuttosto che in nuove opere, secondo me sarebbe importante investire di più in quelle esistenti, anche se mi rendo conto che le risorse sono davvero poche e che dunque non ci possiamo aspettare miracoli».

Come si concilia o si lega la Pisa “sociale” con quella delle grandi Università?

«Pisa sociale e quella delle grandi università si parlano molto poco. Pisa sembra avere molte anime che si parlano raramente tra loro, quasi fossero più città in una: occorre sicuramente fare di più per integrare i vari mondi».

Ma quanto sono lontani questi mondi? Quanto dialogo c’è (o non c’è) tra mondo accademico e resto istituzionale della città?

«C’è un dialogo quando si devono prendere decisioni comuni, ad alto livello, tra responsabili delle due istituzioni. Ma non c’è permeabilità tra mondo accademico e amministrazione della città. Lo stesso Partito democratico sta mancando una delle sue funzioni più delicate: la “cinghia di trasmissione” tra il mondo delle competenze e la classe dirigente politica e amministrativa. Bisogna ripartire da questo punto se si vogliono riavvicinare forze fresche al Pd».

Dalle aule accademiche al mondo reale, quello del lavoro, della ricerca e dell’innovazione. Il consigliere regionale Antonio Mazzeo propone: rilanciare i poli tecnologici sotto un unico coordinamento. E’ anche la sua idea?

«Io sostengo da anni che occorra integrare i poli e gli incubatori, invece gli amministratori e gli addetti ai lavori non si sono mai messi al tavolo insieme per favorirne l’integrazione. Oggi il rischio è che fallisca il Polo tecnologico di Navacchio e contemporaneamente nasca un altro incubatore a Pisa. Si consideri inoltre che il modello incubatore di tipo tradizionale, gestito dagli enti locali, è superato ed occorre pensare a qualcosa di nuovo, salvando ciò che di buono è stato fatto nel passato a Navacchio e anche a Pontedera».

Onorevole, lei come si colloca nella dinamica (e nelle lotte) di correnti del Pd? E che fase, secondo lei, sta attraversando il partito pisano?

«Io non faccio parte di alcuna corrente a livello locale ed a livello di gruppo parlamentare. Sono al servizio del partito e del gruppo, e non mi tiro indietro quando mi vengono proposte attività e responsabilità, sia che si tratti di missioni internazionali in Iraq oppure che si tratti di affrontare i grandi problemi dei piccoli comuni del territorio. Il partito pisano ha bisogno di aiuto e di grande attenzione. Personalmente sono disponibile purché non mi si chieda, quasi fosse una condizione ormai divenuta necessaria, di far parte di una corrente: preferisco rimanere “indipendente”».

A sinistra del Pd per ora sembra esserci soprattutto confusione, intanto M5S e Lega Nord intercettano scontenti e disillusi dai partiti tradizionali: teme a Pisa un effetto Livorno?

«Il rischio ci può essere se lavoriamo male e se ci dividiamo in correnti attorno ai nomi piuttosto che alle idee: confido nell’intelligenza collettiva perché questo non accada. Occorre senso di responsabilità da parte della classe dirigente, che si è rinnovata solo in parte, evitando ogni rischio di autoreferenzialità».

Su cosa deve puntare, o cosa manca, secondo lei, all’azione di governo dell’amministrazione cittadina?

«Deve allargare gli orizzonti ed aprirsi allo scambio con la città e le sue articolazioni sociali, politiche ed economiche, accettando il confronto anche con i rischi che esso comporta in termini di critiche, uscendo dalla torre e senza sentirsi sotto assedio. I cittadini hanno bisogno di ascolto ora più che mai».

Il suo nome circola tra i possibili candidati alla successione di Filippeschi: sarebbe disponibile? E a quali condizioni?

«Il toto nomi è un modo per schiacciare l’azione politica delle persone su potenziali ambizioni a posizioni, è un fattore di pressione utilizzato a livello mediatico per accendere la discussione. Non occorre fare il sindaco per servire la città, e non credo sia il momento di discuterne».

Si parla per lei della presidenza nazionale del Cnr: può confermare?

«Sono anticipazioni della stampa e non corrispondono a nulla di concreto. Stimo molto il presidente del Consiglio nazionale delle ricerche, che è un collega ed un amico. Il Cnr è un ente molto importante e mi piacerebbe che fosse considerato una grande risorsa per il Paese».

Ritiene indispensabile andare al Comune unico di area pisana, anche per contribuire sulla costa a controbilanciare il peso di Firenze e della sua area metropolitana?

«No, non lo ritengo indispensabile anche se può essere utile, purchè non sia un modo per evitare di cominciare fin da subito a lavorare insieme. Occorre forse fare una riforma per mettere a fattor comune le esperienze politiche, e amministrative, ad esempio in materia di servizi? Intanto cominciamo a lavorare, poi pensiamo alla riforma in parallelo».

Da ministro del governo Letta, cosa pensa del governo Renzi?

«Io sono entrata in politica nel segno del cambiamento e le mie attività di governo sono state ispirate da motivazioni profondamente riformiste. Il mio giudizio complessivo è dunque positivo. Io sono ex ministro, ma sono soprattutto parlamentare del Pd e pienamente inserita nelle attività parlamentari in commissione esteri. Sto dando il mio contributo, per quel che posso, e condivido il percorso delle riforme, talvolta in modo più critico e in altri casi completamente convinta. Una delle forze di questo governo è anche un gruppo Pd che lavora seriamente per consentire l’approvazione delle riforme in Parlamento».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa