Il dolore
Non ha più i suoi campi ma l’esproprio non c’è
La nuova pista inaugurata nel marzo scorso al Galilei passa anche attraverso i terreni del coltivatore Fulvio Salvadori. Non gli hanno mai versato un euro
PISA. Si sono presi i campi. Per trasformare il Galilei in una miniera d'oro aveva accettato di rinunciare ai filari di patate, ai ravanelli, al grano turco che imbiondiva tutta la campagna d'agosto. «Datemi il poco che mi spetta e saranno vostri», aveva detto. Ma niente: hanno occupato la terra del signor Fulvio Salvadori per averne i cieli. Ci hanno costruito un piccolo impero milionario su quella pista luminosa che si incunea per quasi novecento metri nei suoi terreni, ma non gli hanno mai versato un euro. Non hanno mai neppure voluto procedere all'esproprio. E ora c'è un coltivatore a Coltano che potrebbe bloccare l'aeroporto di Pisa.
Tutti i successi del gioiello della nuova Toscana Aeroporti, la grande holding della fusione fra Pisa e Firenze, la chimera societaria realizzata a colpi di renzismo e privatizzazioni, si fondano su voli “abusivi”. Almeno così racconta il lungo carteggio intercorso fra l'Aeronautica militare, la Sat (poi rinominata appunto nel segno della fusione) e il legale dell'agricoltore, l'avvocato Edoardo Anelli. Un batti e ribatti di missive avviato a inizio anno e mai giunto a una “pax”, che ora rischia di trasformarsi in una causa e finire in tribunale.
Quello realizzato sugli appezzamenti dell'azienda di Salvadori tecnicamente si chiama sentiero di avvicinamento, un percorso luminoso costellato di lampioni e antenne. Non un tracciato sui cui si possano poggiare jet e boeing ma un sistema di atterraggio strumentale fondamentale per orientare gli aerei nella fase finale di avvicinamento a terra anche in condizioni di scarsissima visibilità. È un elemento strutturale chiave della nuova pista del Galilei inaugurata il 27 marzo scorso. In tutto 19 milioni di euro di investimento per migliorare l'operatività dello scalo, soprattutto per ottenere da Enac le autorizzazioni per una pista che dalla categoria I balzasse in categoria II-III.
Il nuovo Pit, le relazioni tecniche, i tecnici che si ribellano ai politici: mentre a Firenze, per regalare la pista lunga al Vespucci, Marco Carrai (cioè Matteo Renzi, perché del premier da sempre l'ad della nuova spa è il braccio destro) ha combattuto una battaglia politica e finanziaria durissima - anche con il governatore Enrico Rossi -, a Pisa l'ex ad Gina Giani è riuscita farlo in sordina, senza attirare l'attenzione. Cantieri lampo per realizzare un raccordo fra la pista principale da circa 3mila metri e la secondaria, poi riqualificarle e appunto disegnare nei campi a sud dell'aeroporto quei 900 metri di sicurezza.
Che l'Aeronautica militare e Toscana Aeroporti abbiano invaso una proprietà privata non c'è dubbio. Sono esse stesse ad ammetterlo. La prima a farlo è l'allora Sat, con una lettera del 12 gennaio 2015. Lo fa scrivendo al comando della 46esima Aerobrigata che, “a partire dal 15 gennaio 2015”, cioè tre giorni dopo, sarebbero iniziati i “lavori previsti nel progetto del nuovo sentiero di avvicinamento a luce bianca”. E “come noto - scrive Sat - il sentiero si sviluppa oltre il limite del sedime aeroportuale in direzione sud e interessa aree di proprietà di terzi”.
Per questo la Spa chiede al comando di comunicarlo a Salvadori. Comunicarlo, nulla di più. Poco importa che un decreto prefettizio del 2000 faccia esplicito riferimento ad una “procedura espropriativa e di asservimento”. Salvadori tenta immediatamente di aprire un dialogo. Il 16 gennaio chiede l'esproprio dei tre ettari sui cui impatteranno pista, strade e sottoservizi. E poi che nella valutazione siano considerati anche gli effetti che producono sulla sua vita quotidiana i “continui e crescenti voli radenti” sulla casa poco distante. Niente. I lavori vanno avanti e a marzo a Pisa arriva anche il presidente di Enac Vito Riggio per brindare con una magnum di Ferrari al nuovo Galilei.
«Abbiamo mantenuto un altro impegno. L'ottimismo della volontà e la buona gestione di Sat pagano», dice il sindaco Marco Filippeschi. «Una pista rinnovata ed infrastrutture di volo tecnologicamente all'avanguardia, realizzate in autofinanziamento e in tempi record. Questo è un nuovo asset che dota l'aeroporto di infrastrutture adeguate alle sue strategie di sviluppo», esulta Gina Giani. Quei sogni di sviluppo sono stati esauditi. I dati sono freschi freschi, atterrati nei conti sei giorni fa. Nei primi dieci mesi dell'anno i passeggeri del Galilei sono aumentati del 3,1%, i ricavi della società nata dalla fusione saliti del 14,3% per un totale di 104 milioni di euro. Eppure, nonostante nuove lettere e richieste, ancora nessuna risposta fino all'8 giugno. Laconico, finalmente si fa vivo il generale Roberto Boi della 46esima Aerobrigata. Il comandante ricorda a Salvadori una transazione proposta da Sat qualche settimana prima. Secondo i calcoli dell'avvocato Anelli basterebbero circa 300mila euro per chiudere la trattativa. Lo Stato Maggiore dell'Esercito, proprietario dell'aeroporto di cui Toscana Aeroporti è concessionaria, prova a chiudere la partita con due pagine. Una bozza di transazione in cui all'articolo 3, scrive Boi, Sat si rende disponibile a “riconoscere un equo indennizzo” e “offre 8mila euro a titolo di risarcimento di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali, subiti per le mancate coltivazioni e per l'occupazione del suolo”. «Le abbiamo provate tutte - dice Anelli - se non riceveremo risposta adesso procederemo al ricorso. E la prima cosa che potrei chiedere per rientrare in possesso dei terreni è di sospendere l'autorizzazione all'operatività dello scalo fino a un giudizio di merito». E se il Galilei perde la terra è difficile che riesca a tenere anche i suoi cieli.
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