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Pisa

Biblioteca provinciale c’è solo un mese per trovare una sede

Biblioteca provinciale c’è solo un mese per trovare una sede

La città si mobilita: gli Amici di Pisa si appellano al sindaco Sel chiama in causa il ministro ai Beni culturali Franceschini

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PISA. «Ora comprendiamo perché come Capitale della Cultura ci sia Mantova al posto di Pisa». La mesta considerazione è degli Amici di Pisa. Si riferiscono al fatto che la città, a fine anno, perderà la biblioteca provinciale. E’ a rischio chiusura. Manca una sede per ospitarla. Manca personale per gestirla. Il punto di partenza è che, per effetto della riforma Delrio, la struttura non rientra più tra le competenze della Provincia.

La situazione. I dieci dipendenti, al lavoro nell’attuale sede della biblioteca, all’interno del complesso Marchesi, intanto si sono assottigliati: due sono in età da pensione. Gli altri otto sono passati alle dipendenze dell’Università che li impiega - al momento - per metà tempo all’ateneo e per l’altra metà nella biblioteca. «In questa struttura - spiegano gli amici di Pisa - i libri, le riviste contemporanee, le raccolte qui contenute rappresentano una disponibilità di patrimonio di conoscenze pisane che sono a disposizione di studiosi, universitari, liceali, ricercatori storici, cittadini. Deve essere fruibile da tutti». La biblioteca, di proprietà della Provincia, ha al suo interno un’emeroteca aggiornatissima con le pubblicazioni locali. Ma anche una collezione di pubblicazioni giuridiche ed economiche che è un punto di riferimento per gli studenti di quelle facoltà.

In Parlamento. La vicenda della Biblioteca arriverà fino in Parlamento: «Il ministero ai Beni e alle attività culturali faccia chiarezza sulla sorte della biblioteca Maccarrone». Lo chiede la senatrice di Sinistra Ecologia Libertà Alessia Petraglia, con un’interrogazione al ministro Franceschini. «Il centro di documentazione pisano è destinato a chiudere al pubblico a partire dall’1 gennaio 2016 per effetto della legge Delrio, precludendo, ai quasi 100 utenti giornalieri, la possibilità di fruire di uno spazio e di un patrimonio documentale di grande valore».

«Al danno - osserva poi Simonetta Ghezzani, consigliere comunale di Sel - si aggiunge la beffa di una nuova sede realizzata presso le Officine Porta Garibaldi con ingenti investimenti pubblici che verrebbero del tutto sprecati. Si tratta di otto milioni di euro impiegati dalla Provincia, anche grazie ad un finanziamento regionale vincolato, proprietaria della biblioteca e oggi spogliata di ogni competenza, senza che nella legge Delrio venisse impiegata una sola parola per dire che fine avrebbero fatto archivi e patrimoni documentali». Nell’interrogazione presentata da Petraglia si chiede di capire se la Maccarrone rientri o meno nel piano di razionalizzazione degli archivi e degli altri istituti di cultura delle Province e come si intenda assicurare la fruizione e la continuità del servizio; se il ministero sia intenzionato ad acquisire la biblioteca, proseguendo nella direzione del trasferimento presso le Officine Porta Garibaldi. «Ancora una volta dobbiamo fare i conti con le conseguenze di una legge sbagliata che non ha cancellato le Province, ma solo la democrazia e gran parte dei servizi per i cittadini - denuncia la senatrice Petraglia -. Ci hanno raccontato di aver risolto tutto con la bacchetta magica, ma vicende come questa ci ricordano che la realtà è più complessa di un annuncio. Ora ci aspettiamo risposte dal governo puntuali e precise perché sono in gioco un patrimonio importante e l’ennesimo servizio che rischia di scomparire per l’inadeguatezza politica di chi è chiamato a compiere le scelte».

Fontanelli. «Penso che l’ipotesi di una sua chiusura rappresenterebbe una grave ferita per la realtà culturale della nostra città, un arretramento assai preoccupante», dice il deputato Paolo Fontanelli (Pd). «In particolare perché quella biblioteca ha probabilmente l’emeroteca più fornita del nostro territorio, oltre a una collezione veramente molto ampia di libri. Un patrimonio essenziale e non sostituibile per molte attività di documentazione, di consultazione e di ricerca. Con queste parole voglio allinearmi a chi si sta mobilitando affinché venga scongiurata la prospettata cessazione e rivolgo anch’io un appello finalizzato all’impegno volto a trovare una soluzione adeguata al problema, salvaguardando le condizioni di agibilità alla fruizione di un così importante servizio culturale».

L’appello. «Il sindaco, che è anche presidente della Provincia, deve trovare una nuova sede alla biblioteca - è l’appello che fanno gli Amici di Pisa -. Il complesso Marchesi deve essere finalmente demolito e ricostruito con i più moderni criteri, anche attingendo ad esercizi stilistici e linee supermoderne. Nel progetto deve prevedere l’espansione di spazi per la biblioteca provinciale. Ma, in attesa di questo, chiediamo che non venga dispersa o peggio data in concessione, magari ad associazioni affini alla politica, ma che venga subito riaperta in altri luoghi di proprietà pubblica».

Anche gli esponenti del Nuovo Centrodestra di Pisa si sono schierati a difesa della biblioteca: «Comune e Regione sembrano disinteressati. L’Università si fa carico del personale, ma ad un mese dalla probabile chiusura non si ha notizia di progetti concreti per una soluzione che tuteli il patrimonio bibliografico ed i suoi servizi». «Garantire l’apertura costerebbe solo 30.000 euro l’anno - sottolinea Una città in comune-Prc - una briciola rispetto ai soldi spesi dall’amministrazione per i progetti edilizi, come i 30 milioni del progetto Sesta Porta».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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