Sicurezza
Tunisino in carcere «Spero anche a Pisa strage come a Parigi»
La frase nella lite con il personale. Segnalazione alla Procura Il direttore del Don Bosco: «Caso isolato, non ci sono estremisti»
PISA. La rabbia nella lite deraglia nell’auspicio di una strage. «Spero che vi accada quello che è successo a Parigi» ringhia il tunisino portato nell’infermeria del carcere Don Bosco contro il personale che lo sta medicando. Lo sfogo è un impasto di rabbia e odio che il maghrebino declina nei confronti degli uomini in divisa prendendo come esempio la mattanza di cui si sono resi responsabili i terroristi islamici nella capitale francese.
Poco importa se alla base dell’uscita sgradevole ci possa essere stato l’impeto religioso o la disperazione del recluso. L’episodio è finito in una relazione che la polizia penitenziaria ha inviato al direttore del carcere, Fabio Prestopino e che il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria di Roma ha girato alla Procura nazionale antimafia e antiterrorismo. Una segnalazione diventata obbligo dopo i fatti di venerdì 13 novembre. E sempre al Don Bosco un altro nordafricano ha indossato una maglietta con scritto “Parigi”. Cattivo gusto, casualità o provocazione?
In tutta italia sono al momento 87 i detenuti per i quali la polizia delle carceri ha ritenuto di dover fissare in un rapporto frasi e comportamenti riconducibili a un odio razziale o almeno di vicinanza alla causa dell’Isis.
È bene accendere un faro su scenari di potenziale proselitismo che potrebbero diventare focolai pronti a incendiare le carceri.
«Confermo l’episodio della frase – spiega il direttore Prestopino –. Si tratta di un caso isolato. Non abbiamo, al momento, situazioni di particolare disagio sul fronte integralista. Da quello che abbiamo potuto accertare tra i detenuti non ci sono elementi che possono essere ricondotti a frange estremiste dell’Islam. Il monitoraggio è continuo e i livelli di allerta sono stati elevati proprio dopo Parigi».
Dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria è arrivata agli istituti di pena una circolare con cui si invita il personale «a proseguire nell’attività di osservazione per individuare eventuali segnali di proselitismo e radicalizzazione senza trascurare alcun segnale di pericolo.
«Questo significa – prosegue il direttore del Don Bosco – cogliere e comunicare ogni fatto o comportamento, anche quelli all’apparenza innocui, che possano far pensare a un’adesione ai fatti di Parigi».
Per Pasquale Salemme, responsabile regionale del Sappe, uno dei sindacati della polizia penitenziaria, finora sono stati numerosi gli episodi di detenuti nordafricani che protestavano chiamando in causa l’Islam. «Ora le indicazioni sono precise: relazionare e segnalare tutto alla Procura» chiarisce il sindacalista.
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