Italia
Dal sogno della maxi sede al collasso
I guai dell’associazione tra vendite, mutui e indebitamenti per costruire l’immobile mai decollato al Cep
PISA. L’inizio della fine resta il mattone. L’ambizione di spostarsi in periferia in spazi più grandi dove poter ospitare, chiedendo i giusti affitti, anche ambulatori e studi medici, è rimasta una velleità da immobiliarista che non si addice a chi dovrebbe gestire un’associazione di volontariato.
La sede “troppo” grande”. Inaugurata nel 2007, la sede al Cep della Misericordia comincia ad assumere i connotati di un’occasione svanita nei sogni di una grandeur di provincia di corto respiro. Un progetto impegnativo a cui è mancato ossigeno finanziario per restare in vita con quei quattro piani fuori terreno ognuno di 750 mq, un parcheggio sotterraneo per oltre 30 posti auto, 14 ambulatori medici, una palestra fisioterapica, un auditorium per oltre 100 persone, un bar ristorante, uno sportello bancario. E poi 5 appartamenti per l'assistenza sociale ad anziani da dare in affitto e la possibilità di 10-20 posti letto per il day hospital del pronto soccorso. Un sogno che non si è avverato diventando l’incubo anche dei dipendenti, altra anomalia per un’associazione di volontariato, che da oltre 60 sono scesi a 23 con 32 licenziamenti, e cause legali a corredo delle uscite, da mettere nel conto.
Vendite e mutui. Voler abbondonare gli immobili di via San Frediano dove la confraternita aveva sede dal 1791 era plausibile come logistica, ma l’alternativa a quella collocazione disagiata rischia ora di rivelarsi la pietra tombale dell’associazione.
Al netto delle eventuali responsabilità penali su cui la Procura ha acceso i fari dal luglio 2013, (l’ex direttore Dino Dringoli indagato per peculato, ndr) il racconto di un declino, quello della Misericordia, non può non passare dai numeri. Il primo blocco dei fabbricati della confraternita viene venduto a 2 milioni di euro nel 2005 alla Fondiaria Paradisa, del costruttore Antonini, quello a cui verrà poi affidata l'edificazione della sede al Cep. I soldi serviranno per realizzare un padiglione di loculi al cimitero che costerà 2,4 milioni. Il secondo step riguarda la sede vera e propria, ceduta alla stessa società per 2,6 milioni di euro fra il 2009 e il 2010. All’incasso viene sommato un mutuo di 3,5 milioni di euro per la faraonica e ora spoglia “cattedrale” del Cep. Non solo. Dato che il business vero è quello dei servizi cimiteriali in via Pietrasantina viene contratto un altro mutuo, da oltre 2 milioni di euro, per realizzare l'ultimo padiglione al cimitero. La solidità del mattone contrasta con la fragilità dei bilanci e, soprattutto, con l’incertezza delle entrate a fronte di uscite sicure e onerose. Gli scricchiolii dell’epoca diventano schianti nelle finanze dell’ente.
Fondiaria Paradisa. Si arriva al commissariamento e nel giugno 2012 all’elezione del governatore, Luigi Marchetti, commercialista, ex presidente della Cassa di Risparmio di Pisa. Tra le tante spine nel fianco che si ritrova, Marchetti deve fronteggiare anche quella di un presunto conflitto di interessi. Da decenni è il commercialista di Antonini, proprietario di Fondiaria Paradisa che ha costruito il padiglione nuovo al cimitero gestito dalla Misericordia, la nuova sede al Cep e comprato lo stabile dell'associazione di San Frediano dove sono stati realizzati degli appartamenti. L’azienda non ha incassato tutto il dovuto e gonfia la schiera dei creditori della confraternita. «Ha un residuo, però non si paga, come non si stanno pagando molti altri fornitori perché io non ho fatto patti con nessuno» chiarì il governatore a chi gli faceva notare il doppio ruolo di professionista del creditore e governatore dell’ente debitore.
L’inchiesta. Si arriva al luglio 2013 quando la magistratura, invocata da gran parte dei dipendenti, apre un fascicolo sulla gestione della Misericordia. La base di partenza delle contestazioni mette insieme ammanchi e distrazioni. È un rosario di accuse con «l'ammanco e la contestuale distrazione delle offerte dei lumi nel camposanto; la distrazione di 50.000 euro dal gennaio all'aprile 2010 dalle casse della Misericordia a quelle della Coop Fratellanza di cui Dringoli era amministratore unico, senza autorizzazione dell'ente, con falsa indicazione in bilancio dell'esborso sotto forma di "quote partecipazione Coop Fratellanza"; la distrazione di 800.000 euro, usati per altri scopi, dei 1,5 milioni di euro derivanti dall'anticipazione a stati di avanzamento concessa dalla Cassa di Risparmio di Volterra per la costruzione del nuovo padiglione al camposanto (mai versati alla ditta Nuova Fondiaria Paradisa, ndr); la falsa remissione di debito contratto dalla Coop Fratellanza con la Misericordia per 54.000 euro nel marzo 2010».
I debiti restano. Le dimissioni dell’organismo direttivo, innescate dall’addio di 5 magistrati, rimette al centro del dibattito la sorte di un’istituzione capace di collezionare 12 milioni di euro di debiti, di cui oltre 7, stando agli ultimi dati diffusi, con le banche. I revisori dei conti avevano scattato un’istantanea sui bilanci della Misericordia «trovando inquietanti elementi dai quali si rilevano numerose e gravi anomalie nella gestione contabile e nella contabilizzazione degli incassi con conseguenti sparizioni di denari pubblici». Sogni di gloria schiacciati dai debiti accumulati per incapacità, sfortuna o dolo. Nel giro di un mese l’inchiesta della Procura dovrebbe dare una risposta giudiziaria.
Pietro Barghigiani
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