Il Tirreno

Pisa

Che chirurgia! Ma il cuore...

di Mario Neri

Ecco le pagelle agli ospedali: Cisanello primo in Italia per il tumore alla tiroide

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PISA. La migliore chirurgia della tiroide d’Italia e la più completa d’Europa. In vetta alle classifiche nazionali in quasi tutti i settori legati agli interventi sui tumori insieme all’Istituto europeo oncologico di Milano. Ma per il policlinico pisano non ci sono solo luci nell’ultimo Programma nazionale esiti elaborato dall’Agenas. Su Cisanello e il Santa Chiara resta qualche ombra per la cardiochirurgia - settore in cui invece primeggiano l’Ospedale Pasquinucci di Massa e la Fondazione Monasterio e Cnr - e per la maternità.

Le pagelle. L’agenzia sanitaria del ministero della Salute e delle regioni ha appena varato il suo dossier annuale. Una fotografia delle prestazioni erogate dagli ospedali che si basa sugli “esiti” 2014 e tiene conto di alcuni indicatori chiave: il numero di interventi, il tasso di mortalità nei vari settori, i tempi di attesa per poter essere operati se si ha problemi ortopedici, al cuore e la percentuale di complicanze post operatorie.

La locomotiva della sanità. A livello nazionale, la Toscana si conferma una delle regioni capaci di garantire gli standard più alti. Non a caso proprio due giorni fa, dopo la presentazione dello studio, il governatore Enrico Rossi ha sottolineato come i risultati arrivino a pochi giorni a dai dati sui Lea, cioè le pagelle sui livelli essenziali di assistenza, che fotografavano ancora una volta una regione virtuosa. E a guardare i numeri del Pne non c’è dubbio: a fare da locomotiva per la regione c’è l’Azienda ospedaliera e universitaria di Pisa. Cisanello primeggia soprattutto nella chirurgia oncologica.

Il primato storico. Non c’è una chirurgia del tumore così completa nel territorio nazionale se non quella del grande centro milanese di Umberto Veronesi. E nelle operazioni sul timore alla tiroide è ormai una dominazione scientifica: l’Aoup è prima in Italia con 864 interventi (più del 60% eseguite su pazienti che arrivano da altre regioni), oltre 200 in più rispetto a Padova e il doppio del policlinico Gemelli di Roma, una abisso di oltre 700 interventi la divide da Pisa. Merito del Centro di endocrinologia e endocrino-chirurgia guidato dal professor Paolo Miccoli, ma anche di una “accademia” della tiroide creata anni fa da Aldo Pinchera. Nell’età dell’oro si sono raggiunti anche le 1.053 operazioni all’anno, poi i trend hanno subito un calo vistoso (773). Ma da tre anni la forza attrattiva del dipartimento ha ripreso vigore. «L’eccellenza clinica dice il primario Paolo Miccoli procede di pari passo a quella della ricerca. Solo la settimana scorsa infatti, a Orlando, in uno dei convegni più importanti per gli esperti di questa specialità è stato presentato uno studio che piazza l’Università di Pisa al primo posto nel mondo per la produzione di articoli scientifici sulla tiroide».

Le chirurgie al top. Non ci sono altri centri al mondo con la stessa esperienza e la stessa tradizione. Ma ad un’eccellenza assoluta si accompagna una chirurgia generale di grande valore. L’Aoup, in quanto a volumi, è seconda sul tumore al colon, seconda anche per gli interventi al retto, al pancreas, terza per il rene, quarta per il polmone, quinta per lo stomaco. Dai dati Agenas emerge un polo multidisciplinare dove si curano tutte le patologie rimanendo sempre entro l'undicesima posizione fra gli ospedali italiani. In Toscana, ad esempio, Cisanello è uno dei migliori centri per il tumore alla mammella. Soprattutto è uno degli ospedali in cui si registrano meno casi di secondo intervento al seno a 90 giorni dal primo.

L’incognita cardiochirurgia. Sul cuore i migliori in Toscana sono ancora pisani, ma non a Cisanello o al Santa Chiara. L’eccellenza in questo caso gravita sull’Ospedale del cuore Pasquinucci di Massa, emanazione della Fondazione Monasterio e del Cnr di Pisa. Lo raccontano almeno i risultati sulla mortalità dei pazienti ricoverati per infarto del miocardio (l’8,58% dei pazienti a 30 giorni dal ricovero, anche se rispetto al passato siamo in netto miglioramento e rientrati al di sotto della media nazionale, 9,19) o quelli sulla sostituzione di valvole cardiache. Nel policlinico pisano, a 30 giorni dall’intervento, non ce l’ha fatta il 3,53% dei pazienti, ben al di sopra della media nazionale, che fissa il tasso di mortalità a 2,84%. Non è un caso da tempo il presidente Rossi rifletta sulla possibilità di chiudere il reparto per accorparlo a Monasterio. «Siamo tranquilli, non c’è nessun accorpamento in vista», fanno sapere dall’Aoup.

Ictus e maternità. Sono altri due nodi spinosi su cui si dovrà lavorare. La mortalità a trenta giorni dal ricovero per ictus ischemico è dell’11,49% (quella italiana è del 11,20%), ma soprattutto Pisa si “concede” troppi cesarei, il 28,55% di 1700 l’anno scorso. Anche se c’è un rovescio della medaglia: rispetto alla media, registra meno complicanze. Le mamme con gravidanze “delicate” scelgono Pisa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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