Il Tirreno

Pisa

Un borgo di nessuno tra spaccio e incuria

di Carlo Venturini
Un borgo di nessuno tra spaccio e incuria

Strade dissestate, villa medicea abbandonata. Da quell’area nel 1911 Marconi si collegò con l’America: ora non c’è nemmeno internet

4 MINUTI DI LETTURA





PISA. «Di tutto ha bisogno Coltano tranne che di una centrale a biomassa». Lo hanno sempre detto i residenti durante gli incontri all’Arci, mentre si discuteva sulla futura centrale a cippato. E così siamo andati a fare la “lista della spesa” o meglio degli investimenti di cui necessiterebbe Coltano per farlo uscire da quel suo decadente romanticismo legato a vestigia medicee e savoiarde, ma abbandonato nel suo presente e con un futuro fumoso. Dai “fischiatori” alla villa medicea, dalla scuola elementare Diaz alle strade, all’illuminazione, alla segnaletica, alle connessioni internet, alla mancanza di sicurezza.

I “fischiatori”. Non si tratta di una rara specie di volatile protetta dal Parco, bensì di spacciatori magrebini acquattati nel bosco che fischiano alle macchine per attirare l’attenzione dei conducenti. «Non stanno nel bosco, ci vivono dentro con bombole di gas e tende, e dopo un paio di giorni altri spacciatori danno il cambio», dicono i residenti che hanno presentato tantissime denunce ai carabinieri di San Piero a Grado. «Sapete cosa ci hanno risposto? Meglio stiano a Coltano che in piazza delle Vettovaglie». In realtà stanno parecchio anche in piazza delle Vettovaglie. Le zone dove i “fischiatori” hanno il loro habitat naturale sono via della Lavoria e via del Biscottino.

La villa medicea. E’ citata in tutti i siti turistici del Comune. Da sempre se ne parla come della perla di Coltano. Ma la maggior parte delle finestre hanno i vetri rotti. Stessa cosa dicasi delle persiane di legno: a brandelli o mancanti. Nei finestroni del piano nobile, al posto della finestratura di vetro, sono stati messi dei pezzi di compensato per evitare che le intemperie rovinino gli interni. Manca la segnaletica. Quella che c’è è poco leggibile, fatta di legno e con il vento, evidentemente, si sposta creando disorientamento. Subito dietro la villa c’è un piccolo spazio giochi per bambini dove i cestini per la raccolta dei rifiuti sono stracolmi. La villa medicea non ha un sito internet, non viene aperta al pubblico la domenica e negli altri giorni, la sua apertura è demandata alla volontà dei soci della Pro loco. Ed ovviamente i volontari non ce la fanno a garantire la continuità del servizio.

Ex scuola elementare Diaz. È chiusa e abbandonata al degrado dal 2003. La proprietà è del Comune, che ha provato a venderla con una base d’asta di 800.000 euro senza riuscirci. L’immobile, di oltre 480 metri quadrati, è bellissimo nonostante la sua fatiscenza ormai decennale a cui il Comune ha cercato di porre rimedio senza tangibili risultati a parte la potatura del giardino fatta assieme alla Pro loco. «Abbiamo chiesto al Comune che ci venisse affidata in gestione - dice Antonio Dell’Omodarme della Pro loco - e siamo ancora in attesa». La Pro loco vorrebbe usare la palazzina per fare accoglienza ed ospitare le associazioni della zona.

Stazione Marconi. Il Comune è a caccia di sponsor per la ristrutturazione dal 2013, ma si comincia a parlare del degrado della palazzina già nel 2006. Il premio Nobel Guglielmo Marconi in quell’immobile e nel terreno circostante aveva piazzato sedici antenne che mandarono i primi segnali radio oltre oceano per l’esattezza al direttore del New York Times. Marconi scrisse: “19 novembre 1911. I miei migliori saluti trasmessi per telegrafo senza fili dall’Italia in America. Pisa ore 5.47 pom.». Anche solo questo aneddoto storico dovrebbe essere un chiaro messaggio a fare qualcosa. Da Pisa il messaggio al demanio, proprietario dell’immobile, è stato lanciato. Risposta: serve un progetto di valorizzazione con un piano economico-finanziario. Il Comune ha idea di recuperare il fabbricato ad uso espositivo e per attività di ricerca e incubatori d’impresa. Il costo previsto supera i 2 milioni di euro. La Regione ne ha stanziati già 1,2. Ma serve il progetto perrché la proprietà passi al Comune.

Strade, illuminazione ed internet. Coltano è zona agricola e vi operano decine di aziende del settore. La zootecnia è il fiore all’occhiello. Ma l’area non ha i servizi di altre zone artigianali come Ospedaletto. Le strade sono fatte di dossi ed avvallamenti, alcuni causati dalle radici dei pini, altri dal cedimento dell’asfalto. L’illuminazione non è presente in maniera puntuale, neppure nella parte abitata dalle 300 anime del borgo: sembra infatti un’illuminazione “fai da te” con lampioni sparsi un po’ qua e un po’ là, e con la luce fioca. Internet? L’Adsl non sembra essere arrivata fino a Coltano. Non c’è la fibra ottica e la normale linea telefonica è di tipo “stagionale”. «D’inverno chiamiamo la Telecom almeno 15 volte perché con pioggia ed umidità saltano le connessioni», dicono alcuni imprenditori. Anche i pos dei ristoranti a volte non riescono a captare il segnale.

Strade bianche. «Ma di chi sono?», si domandano gli imprendiotri agricoli. Già, perché Coltano è un reticolato di strade bianche che non appartengono a nessuno quando si allagano o devono esser pulite dalle discariche abusive. La competenza è di Comune, Provincia e Parco di San Rossore e quindi in pratica non è di nessuno. In tutto questo, come un ufo, atterrerà una bella centrale a cippato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web