Il Tirreno

Pisa

«No alla movida pure a quella del Comune»

di Mario Neri
«No alla movida pure a quella del Comune»

Settis contrario: cacciare gli studenti non basta anche gli eventi istituzionali sono profanazioni

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PISA. «Che non esista un modo per arginare la trasformazione di piazza dei Cavalieri in un immondezzaio mi sorprende assai, ma sono contrario alla chiusura». Per Salvatore Settis (nella foto) non solo la proposta di Confesercenti è un errore perché «darebbe l’idea di una città sotto assedio», ma l’ex direttore della Scuola Normale di Pisa, uno dei massimi archeologi e storici dell’arte al mondo, è anche convinto che impedire l’accesso alla piazza di notte per frenare spaccio, abuso di alcol e gli effetti più deteriori della movida di per sé non restituirebbe «dignità» a uno dei luoghi simbolo della storia della città, minacciato dalle «profanazioni» delle notti da sballo degli studenti come da quelle messe in atto dalle istituzioni. Proprio così: le istituzioni.

«Negli ultimi anni - dice Settis al Tirreno - piazza dei Cavalieri non è diventata soltanto la meta di manifestazioni rumorose», ma anche un palcoscenico pubblico per l’organizzazione di eventi. Sbagliato? «Sì - dice - Si sono moltiplicati manifestazioni, concerti, maxi schermi. E questo non va bene. Piazza dei Cavalieri merita la stessa dignità e lo stesso livello di tutela riservato a piazza dei Miracoli. Sono entrambi simboli storici della città: questa del potere religioso, quella di quello civile, visto che il Palazzo degli Anziani, poi divenuto Palazzo della Carovana oggi sede della Normale, era il cuore della Repubblica pisana». Per Settis non si risolve la questione «se cacciamo la movida degli studenti ma non quella promossa dalle istituzioni. Io dico no alla movida degli studenti e no alla movida del Comune». Lo stop, spiega, è fissato dalla legge: «Ce ne dimentichiamo sempre, ma è il Codice dei beni culturali a vietare questo tipo di manifestazioni».

Ma non c’è una differenza fra gli effetti prodotti dall’abuso di alcol e lo spaccio e un concerto o un mercato? «Certo, dal punto di vista di ciò che vediamo la mattina dopo sì, e va detto che è anche un problema di educazione dei cittadini. Ma dal punto di vista storico-artistico la profanazione compiuta dagli studenti e quella delle istituzioni è la stessa. Ad un turista straniero che arriva e vede la piazza invasa da tende, maxi schermi, palchi o attrezzature varie si toglie la possibilità di osservare un luogo storico». Dunque, conclude, «siano le istituzioni e le amministrazioni a trovare una soluzione. Le catene non servono a nulla. Restituiscano piuttosto dignità alla piazza con i controlli di carabinieri, polizia, vigili urbani, ma ne facciano anche una battaglia di civiltà» e impediscano anche lo svolgimento della «movida istituzionale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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