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«Non servirebbe, spostiamo la movida»

«Non servirebbe, spostiamo la movida»

PISA. Fabio Beltram, lei è il direttore della Scuola Normale di Pisa, il “padrone di casa” in piazza dei Cavalieri. Chiuderla di notte è una soluzione? «Noi siamo i primi a soffrire della situazione...

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PISA. Fabio Beltram, lei è il direttore della Scuola Normale di Pisa, il “padrone di casa” in piazza dei Cavalieri. Chiuderla di notte è una soluzione?

«Noi siamo i primi a soffrire della situazione della piazza. I nostri ospiti internazionali ne restano sempre esterrefatti, e noi ne subiamo disagi e un danno d’immagine, ma non credo che la chiusura militare sia la soluzione. Deve rimanere un luogo pubblico e di aggregazione, ma non di un’aggregazione così becera e violenta, con tutte le sue implicazioni: bottiglie, rifiuti, vomito, schifezze varie che troviamo all’alba. Anche perché se ci limitiamo a chiudere la piazza otterremo solo che quelle persone e quei comportamenti si spostino da un’altra parte».

E allora?

«Devono essere gli amministratori a trovare un luogo da destinare alla socializzazione. Di certo non è un posto adatto piazza dei Cavalieri, come non lo sono piazza dei Miracoli o delle Vettovaglie».

Dunque movida sì ma non molesta?

«Lo ripeto, va identificato un posto e vanno fatti i controlli per evitare spaccio e abuso di alcol ma al tempo stesso sia garantita una socializzazione civile. Se creiamo queste condizioni ne guadagnerà la città. Demonizzare la movida non ha senso. Viviamo in una città piccola ma con una grande università. Non possiamo dimenticarlo».

Una dimensione provinciale ma con un respiro cosmopolita?

«Esatto. E non possiamo pretendere che alle dieci gli studenti vadano tutti a letto o prendano un treno e se ne tornino a casa».

Non crede che la piazza vada tutelata come un monumento?

«Piazza dei Cavalieri è ovviamente un monumento, ma non deve essere questo il motivo per preservarla. L’esigenza primaria è quella di garantire il funzionamento delle istituzioni e il diritto alla serenità dei cittadini, senza impedire ai giovani di passare una serata fuori, bere qualcosa e ascoltare un po’ di musica».

Nella storia della Normale esiste una movida ante litteram?

«Non di normalisti. Quando facevano le loro marachelle si guardavano bene dal farlo in piazza dei Cavalieri quantomeno, sarebbero stati beccati. Ma, intendiamoci, i normalisti non sono tristi. Questa immagine “grigia” va sfatata. Per secoli gli studenti della Scuola hanno dovuto scalare le finestre per rientrare dopo il coprifuoco».

(m.n.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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