Sicurezza
Misericordia nel caos, verso un nuovo commissariamento
Pisa: si dimettono 5 magistrati e attaccano governatore e Curia. I Cobas: responsabilità anche dell'arcivescovo
PISA. La Misericordia di Pisa piomba nuovamente nel caos. Due anni dopo il commissariamento determinato da passività per circa 12 milioni di euro e il licenziamento di 32 dipendenti, l'arciconfraternita pisana rischia di finire ancora nelle mani di un commissario in seguito alle dimissioni rassegnate da cinque componenti del magistrato, l'organo di governo interno, alle quali sono seguite quelle degli altri manager.
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A lasciare la Misericordia con una durissima presa di posizione sono stati il vicegovernatore Gabriella Bianchini e i residenti magistrali Michele Apruzzese, Francesco Mancuso, Nicola Pieracci e Paolo Toni, che in una lettera, di cui si dà notizia sul Corriere Fiorentino del 18 novembre, accusano l'attuale guida dell'arciconfraternita, presieduta da Luigi Marchetti, al quale, scrivono nella lettera di dimissione, stato "ripetutamente chiesto un cambiamento tangibile nella gestione, in particolare chiedendo di rivedere il ruolo affidato a Carlo Alberto Orvietani (principale collaboratore di Marchetti, ndr), senza poter mai discutere della questione, sempre rinviata con espedienti da temporeggiatore propri del Governatore che ha, quindi, preferito la tutela del 'suo uomo' piuttosto che il superiore interesse dell'istituzione".
Secondo i dimissionari, infatti, i vertici attuali della Misericordia anziché perseguire la strada del risanamento intendono "pervenire all'estinzione e successiva liquidazione dell'ente, disegno che Marchetti, insieme con Orvietani, persegue lucidamente dal primo giorno del suo insediamento senza avere alcun interesse per le sorti della Misericordia se non nei limiti di salvaguardare la posizione della Curia".
I cinque componenti dell'organo di governo spiegano questa condotta affermando di essere "venuti a conoscenza di come vi siano stati, nel corso dell'ultimo anno e mezzo, almeno due importanti manifestazioni di interesse verso l'immobile della Misericordia per un possibile suo riutilizzo e come esse non siano state riportate al Magistrato della Misericordia, ma gestite direttamente dal Governatore che non ha ritenuto di informare l'organo di governo dell'istituzione, arrogandosi, in tal modo, un potere decisionale che non gli spetta e non gli appartiene, come del resto gi altre volte accaduto". Inoltre, aggiungono, "Marchetti si è deciso a incontrare il presidente Corsinovi solo dopo numerose richieste dello stesso e solo per chiedergli di convincere i sottoscritti a non opporsi all'approvazione del nuovo statuto" ma giudicano comunque "tardivo l'intervento di Federazione Toscana che dall'inizio del mandato ha incontrato il magistrato solo in un'occasione, coincidente con la perquisizione della Guardia di Finanza (sul dissesto finanziario della Confraternita indaga anche la procura di Pisa), e che interviene solo ora, su nostra richiesta, quando evidente che il macroscopico fallimento dell'operato Marchetti-Orvietani ha reso ancor più drammatica la situazione".
"Contrariamente a quanto dichiarato dal vescovo e dai vertici dell'arciconfraternita, i 32 licenziamenti del 2013 non l'hanno salvata dal collasso perch non è mai esistito un piano di rilancio". Lo affermano dopo le dimissioni dell'organo di governo della Misericordia pisana, che apre la strada verso un nuovo commissariamento, i Cobas in una nota nella quale accusano esplicitamente monsignor Giovanni Paolo Benotto: "Porta il peso della responsabilità di questa situazione".
"Gli immobili sono rimasti sfitti - denuncia il sindacato - gli ambulatori dismessi, rimosse le convenzioni con i medici di base che portavano soldi per gli affitti, le attività sociali ridotte al solo 118 che per mesi è stato sul punto di chiudere perch giudicato una rimessa. Le dimissioni del Magistrato sono il frutto di un clima avvelenato, di insanabili divisioni interne e dell'assenza di ogni controllo da parte di Benotto che per statuto avrebbe dovuto esercitare un ruolo di controllo e garante e che invece fin dall'inizio della crisi stato il grande assente e su di lui pesa la responsabilit dell'attuale situazione". "Tutto ciò - concludono i Cobas - potrebbe tradursi nel blocco degli stipendi e, a inizio 2016, nel licenziamento degli ultimi dipendenti, passati da 67 a 23 in due anni e mezzo.
Chiediamo al prefetto di intervenire: inaccettabile dismettere un importante patrimonio lavorativo e professionale che determinerebbe anche la fine dell'esperienza di volontariato in ambito sociosanitario e di protezione civile"
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