Il Tirreno

Pisa

«Meningite, con l’influenza l’epidemia può ripartire»

di Mario Neri
«Meningite, con l’influenza l’epidemia può ripartire»

La stagione potrebbe favorire una nuova ondata di casi nella nostra zona L’appello di Menichetti, primario di Malattie infettive: «Vaccinatevi»

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PISA. «Non è un’esagerazione parlare di epidemia. Sono i numeri a decretarla. Ed esiste un “caso Toscana” sulla meningite, non possiamo negarcelo». Su 34 casi accertati in regione, 28 hanno riguardato il meningococco C, 4 il B, uno W e uno non accertato. Ma è soprattutto la prima tipologia di batterio a spaventare di più. Di sette vittime totali, sei sono state registrare per la C. È questo il batterio che continua a spaventare la Toscana. E continuerà a farlo, è convinto Francesco Menichetti, primario di Malattie infettive al policlinico di Cisanello.

«Questa è la stagione dell’influenza - dice il medico - e su organismi indeboliti da un virus, la meningite potrebbe trovare un terreno per riprendere nuovo vigore, per questo è fondamentale vaccinarsi e non dare credito» alle Cassandre che «sconsigliano di fare il vaccino», perché «sulla meningite si contano i morti, ecco perché si parla di epidemia. Non è allarmismo: usiamo quel termine a ragion veduta, rapportando la diffusione della malattia al numero delle persone esposte. Per questo è necessario ridare vigore alla campagna vaccinale». L’appello di Menichetti arriva all’apertura della decima edizione del Corso nazionale sulla Terapia antibiotica cominciato ieri e in programma fino a domani all’Hotel San Ranieri. Il primario dell’ospedale pisano è netto: «Credo che per paradosso la psicosi sia troppo poca, poiché dura fino a tre giorni dopo l’ultimo caso e poi si spegne. Non voglio allarmare nessuno ma la situazione è delicata. E bisogna pensare non solo al nostro bene ma anche a quello della comunità in cui viviamo. Vaccinarsi è utile per noi stessi ma anche per gli altri, con i quali, quotidianamente, veniamo a contatto. Credo che la proposta di ristabilire l’obbligo per l’accesso scolastico sia giusta». Dunque, dice Menichetti, è necessario rilanciare la campagna regionale di vaccinazione che offre il vaccino gratuito fino a 45 anni «utilizzando testimonial e invitando medici di famiglia e pediatri ad aderire al progetto, perché non tutti lo hanno ancora fatto». L’impatto mediatico per Menichetti può essere determinante: «È chiaro che un caso è che sia l’assessore Stefania Saccardi a farsi fotografare mentre fa il vaccino, un’altra che vadano Panariello o Bocelli». Non è un caso che, sebbene la Regione, con 9 milioni di euro, abbia offerto il siero a 900mila cittadini, siano solo 180mila quelli che hanno deciso di proteggersi. «Troppo poco, i numeri decretano un fallimento della campagna, anche dovuto alle lentezze delle Asl nel fornire risposte. Ho sentito di appuntamenti per la vaccinazione a mesi di distanza dalla richiesta». Quella del primario è una stoccata all’Asl: «Non possiamo pretendere che la Regione faccia uno sforzo economico importante per la campagna e poi si inceppa la macchina organizzativa sul territorio».

Il numero di casi - spiega il primario - fanno pensare a un’importante diffusione del batterio nel territorio toscano. «Il fenomeno andrebbe studiato con uno studio sui cosiddetti portatori, per capire se l’estensione è circoscritta ad alcune aree o gruppi di età e se sia dovuta al ceppo ST 11, particolarmente aggressivo e causa di setticemie ad elevata letalità». La mappatura dei portatori, nel caso identificasse zone precise di diffusione, potrebbe far cambiare strategia, e convincere la Regione a combinare la campagna vaccinale ad una profilassi antibiotica a tappeto. «La cosiddetta immunità di gregge - dice Menichetti - non c’è più, per questo l'adesione alla campagna vaccinale va potenziata, proprio in concomitanza della stagione influenzale, che potrebbe favorire la diffusione del meningococco».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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