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Lippi incorona Gattuso «Lui è un vero leader»

Lippi incorona Gattuso «Lui è un vero leader»

L’ex tecnico della Nazionale all’incontro al Polo Piagge sul management sportivo «Ma in generale una grande carriera in campo non dà garanzie come allenatore»

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PISA. L'importanza dello sport nella nostra società ha un valore assoluto dal punto di vista sociale come dimostra il 2,1% di incidenza sul Pil e il rapporto tra impianti sportivi (anche se talvolta molto fatiscenti) e numero di cittadini che è tra i più alti in Europa specialmente al Nord.

Di questi argomenti ma non solo si è parlato durante l'incontro "Management sportivo" di ieri al Polo Piagge con Marcello Lippi come protagonista principale. In un'aula magna stracolma di studenti e appassionati, il tecnico campione del mondo nel 2006 ha ripercorso la sua carriera di allenatore con curiosi aneddoti e situazioni: «Il momento dell'eliminazione in Sudafrica è stato uno dei più importanti della mia carriera perché nei momenti più difficile si riesce a crescere e costruire cose importanti. È la 36a università che visito per chiacchierare con i ragazzi». Durante la sua presentazione come nuovo allenatore del Pisa ad agosto, Gennaro Gattuso aveva indicato proprio Lippi come allenatore di riferimento assieme ad Ancelotti, ma anche il tecnico viareggino ha rimarcato l'importanza fuori e dentro il campo di Ringhio durante il periodo della Nazionale: «Gattuso, come Cannavaro e molti altri giocatori che ho avuto con l'Italia, erano dei veri e propri leader che venivano presi in considerazione e seguiti dai compagni. Poi lui era uno molto determinato che, giustamente, teneva moltissimo alla maglia della Nazionale. Due episodi fotografano bene questa tenacia: durante la preparazione ai Mondiali, per un infortunio dovette portare per un periodo le stampelle, ma si presentò comunque al ritiro per il gruppo che si era creato suscitando anche l'ilarità dei compagni. Invece un altra volta, proprio poco prima di partire per la Germania si fece male ad un quadricipite mettendo a rischio la sua partecipazione al mondiale: mentre stavo discutendo con il dottore per capire le sue condizioni lui venne tra di noi e ci disse che se non l'avessimo portato si sarebbe infilato comunque sul pullman con noi; alla seconda partita del Mondiale giocò e di lì in poi risultò decisivo. Tutto questo anche perché capì che la Nazionale è la cosa più bella che possa capitare ad un professionista e vincere un mondiale non ha paragoni con nessun altra competizione».

Sono poi stati affrontati la professionalizzazione delle figure manageriali che operano nel mondo del calcio, la diversità tra gli assetti societari dei club italiani e stranieri la difficile coesistenza tra performance sportive ed equilibri economico finanziari delle società sportive, la valorizzazione del calcio giovanile, come forma di investimento e "fonte di reddito" prospettica.

«Quando si costruiscono dei gruppi di lavoro per raggiungere alcuni obiettivi - ha proseguito Lippi - chi li compone deve avere determinati aspetti psicologici. Aver fatto una grande carriera da giocatore non dà garanzia per il futuro di allenatore e ci vuole una conoscenza del mestiere e in questo caso l'esperienza nelle categorie inferiori è servita moltissimo».

Lorenzo Vannozzi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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