Italia
C’è allarme, ma per un appuntamento servono 5 mesi
PISA. «Anche in seguito alle notizie riportate da giornali - tra cui il vostro - alle sollecitazioni e agli appelli di autorità sanitarie, assessori e altri ho deciso di prenotare la vaccinazione...
PISA. «Anche in seguito alle notizie riportate da giornali - tra cui il vostro - alle sollecitazioni e agli appelli di autorità sanitarie, assessori e altri ho deciso di prenotare la vaccinazione contro il meningococco C. Sono livornese ma sono spesso a Pisa; sono insegnante, quindi lavoro a stretto contatto con un pubblico molto giovane. Ho pensato potesse essere opportuno sottopormi a vaccinazione (a pagamento). Ebbene, mi sono recata presso l'Ufficio di sanità pubblica il 27 ottobre; la prima data disponibile che mi è stato possibile ottenere è il 14 marzo 2016».
Potrebbe anche fermarsi qui la lettera che ci ha inviato Silvia Bagliani, la nuda cronologia basta da solo a raccontare quanto sia grande la discrasia fra gli appelli della Regione che invitano la popolazione a proteggersi dal batterio killer e la reale capacità organizzativa dell’Azienda sanitaria sul territorio di tenere il passo con la portata dell’allerta. Proprio per ridurre le attese l’Asl giorni fa aveva annunciato un potenziamento del servizio, soprattutto un aumento consistente degli ambulatori destinati alle vaccinazioni. Sono sufficienti? Tempi così lunghi non rischiano di vanificare l’obiettivo di un’immunità di gregge?
«Mettevo in conto un po' d'attesa e capisco la volontà di non fare le corse, soprattutto di non ingenerare panico - continua Baglini - ma mi chiedo: che senso ha parlare di campagna e sollecitare i cittadini a vaccinarsi, se poi le tempistiche sono queste? Oppure la vaccinazione non è necessaria: ma allora perché tanti titoloni e assessori che si vaccinano in diretta per convincere la popolazione? Un po' di chiarezza e di coerenza non farebbero male. E forse, prima dei proclami, un po' di organizzazione».
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