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I sindaci possono regolare gli orari di pub e locali

di Daniele Benvenuti
Gli effetti della movida maleducata
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Gli effetti della movida maleducata

A Bergamo apertura possibile fino alle 1,30 ma solo se sono rispettate prescrizioni come un servizio di vigilanza esterno. Garzella (Fi-Pdl): subito una commissione

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PISA. Dal Tar della Lombardia arriva una prima, piccola, concessione ai sindaci per porre un limite alle degenerazioni della “movida” attraverso strumenti che regolino aperture e chiusure dei pubblici esercizi. La sentenza è del 3 novembre scorso e riguarda un provvedimento firmato dal sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, che obbliga quasi tutti i locali di una zona ben definita (Borgo Santa Caterina) ad abbassare le saracinesche alle una e mezzo di notte solo se rispettano precise prescrizioni, come ad esempio la presenza di un servizio di vigilanza esterno al locale; in caso contrario la chiusura scatta un’ora prima, a mezzanotte e mezza. Il ricorso di alcuni esercizi è stato respinto dai giudici amministrativi in quanto “l’ordinanza limitativa è stata adottata per 26 esercizi della zona - si legge nella sentenza - a fronte di una situazione di disagio per le persone del tutto notoria, e ciò basta a ritenere che non si sia affatto agito in base a scelte casuali o arbitrarie».

Precedenti. Si tratta di una sentenza di non poco conto, visto che finora i Tar avevano sempre bloccato ogni provvedimento dei sindaci che limitasse l’attività e gli orari delle attività commerciali; tutto questo in base all’ultimo decreto del governo Monti che liberalizzava completamente la materia. In tal senso è emblematico il caso di Firenze, con due provvedimenti sul limite per la somministrazione di bevande alcoliche (il primo a firma dell’ex sindaco Matteo Renzi e l’ultimo del nuovo Dario Nardella) entrambi bocciati dal Tar. Proprio a seguito di questi pronunciamenti, il Comune di Pisa aveva ritirato ogni tentativo di limitare l’attività dei locali del centro storico.

Ordinanza anti-alcol. Unico strumento intervenuto in questi anni è stato quello delle ordinanze prefettizie che limitavano la vendita di asporto delle bevande alcoliche dopo le 22 e la somministrazione in recipienti di vetro. Ordinanza al riparo dai ricorsi al Tar in quanto circoscritta nel tempo (al massimo un mese, un mese e mezzo) e soprattutto in vigore in zone definite e scritte nere su bianco sul provvedimento. L’ultima è stata firmata dal precedente prefetto Francesco Tagliente in vigore dal 15 maggio al 30 luglio 2014 e riguardava il divieto di detenzione in luogo pubblico di bevande alcoliche, in qualsiasi contenitore, dalle 22 alle 6 tutte le notti di giovedì, venerdì, sabato e giorni festivi e prefestivi.

Garzella (Fi-Pdl). La sentenza del Tar lombardo sembra quindi aprire nuovi scenari, anche se sempre in ambiti circoscritti e indicando zone definite dove le degenerazioni della movida raggiungono livelli ingovernabili. Spetterà comunque al Consiglio di Stato, a cui alcuni esercenti bergamaschi si sono rivolti, l’ultima parola. In caso di conferma della prima sentenza, altri Comuni potranno muoversi per gestire zone di particolare criticità ed anche Palazzo Gambacorti ripensare ad una “mini regolamentazione” del centro storico. E’ l’auspicio di Giovanni Garzella, consigliere comunale di Fi-Pdl, che ha subito chiesto al presidente del consiglio comunale «di individuare la commissione consiliare permanente, tra la seconda e la terza, per affrontare rapidamente la questione».

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