La manifestazione
Il Lega-pride non decolla flop in piazza
Vescovi: «Noi come topi in gabbia» E dal palco gli slogan contro l’Islam
PISA. Le bandiere con il sole delle Alpi sul lungarno Medici, quelle con lo stemma della Repubblicana marinara, i fumogeni verdi accesi appena fuori dai bus. A vederli così, da una delle prospettive schiacciate delle fotografie, i Giovani padani fanno un certo effetto. Ma ieri è bastato uno scatto dall’alto per decretare il flop del Lega-pride pisano. Alla vigilia, la portavoce provinciale Susanna Ceccardi, il responsabile dei Giovani padani Federico Bussolin e il portavoce degli universitari Edoardo Ziello avevano annunciato il grande pubblico. In piazza della Berlina - con Matteo Salvini special guest -, avevano assicurato, «arriveranno 1.500 persone». Almeno 500 erano i leghisti attesi con dieci pullman da nord e dalla Toscana, poi «tanti pisani». Invece davanti al camioncino adattato a palco con le bandiere del Carroccio, quelle francesi e gli striscioni «No alla moschea» e «Stop Islam stop Isis» si sono radunate sì e no 350 persone. Peraltro orfani di Salvini, perché il leader, anzi il «capitano», non è venuto. Per Manuel Vescovi, segretario toscano della Lega, è invece stato un «successone». «Io invece sono rimasto a bocca aperta - dice - Come poteva andare meglio? Per colpa dei centri sociali siamo rimasti chiusi come topi in gabbia. Per colpa di questi, che hanno mandato i poliziotti all’ospedale, non è stata una piazza libera. Gli accessi e le strade erano tutti bloccati, giustamente presidiati dalla polizia. Ma così è chiaro che le gente non può arrivare, perfino io sono stato fermato ai blocchi. Quindi dopo una Bologna è un successone. Noi siamo contenti, io sono contentissimo. Se lo fai in una piazza dove la gente può passare allora la riempi, ma meglio di così non si poteva fare». E in piazza i giovani (e meno giovani) leghisti non si risparmiano. Dal camioncino vanno in scena i must. Sul palco sale la Ceccardi e il suo attacco è al sindaco Filippeschi: «Si è scoperto sceriffo, è andato alla stazione dopo dieci anni e si è accorto che c’è il degrado, ma ha trasformato Pisa nella capitale dei Rom». E in apertura, dopo la solidarietà e il cordoglio per i parigini sulla note della Marsgiliese seguite dalla colonna sonora del Gladiatore, aggiunge: «Noi non vogliamo fare la fine dei francesi e degli indiani nelle riserve, noi difendiamo i pisani...». Ma c’è anche Chiara Giannini, giornalista di Libero e inviata di guerra. Lei ne è convinta: «Non fidatevi, non esiste un Islam moderato. È solo fondamentalismo». Ziello dice accusa «i quattro sfigati dei centri sociali che bloccano una città». E infine Bussolin: «Noi non permetteremo mai che le nostre donne diventino schiave di questi con la barba di Merlino, noi la barba ve la prendiamo e vi buttiamo fuori a calci in c…».
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