Attenzione
Biblioteca provinciale, il salvataggio passa da Porta Garibaldi
Il presidente regionale dell’Aib: «Il progetto originario del centro socio culturale va portato a compimento»
PISA. «Per salvare la biblioteca provinciale è necessario portare a compimento il progetto della creazione di un centro socio-culturale». È nelle “Officine Porta Garibaldi” di via Gioberti, secondo Sandra Di Majo, presidente della sezione Toscana dell’Associazione italiana biblioteche (Aib), l’ancora di salvataggio della biblioteca provinciale, il cui futuro è messo a rischio dalla riforma Delrio, che inquadra la cultura come una «funzione non più fondamentale» delle Province. «Una soluzione positiva ci sarebbe: portare a compimento il progetto della creazione di un centro socio-culturale al servizio dello sviluppo, anche economico, della città. A questo, secondo il progetto originario, era destinato il nuovo edificio di via Gioberti dove si pensava di integrare più istituzioni culturali cittadine, tra cui la biblioteca provinciale», sottolinea Di Majo, respingendo invece le soluzioni previste. «Quelle finora adottate o solo vagamente disegnate, più che ad un’operazione di salvataggio fanno pensare alla “spartizione delle spoglie” di un organismo ancora in buona salute - aggiunge Di Majo -. L’Università si assume il carico del personale; il Mibact, già in grave affanno a gestire le 46 biblioteche di sua competenza, ha dichiarato la disponibilità a prendere in carico le biblioteche provinciali, ma non è ancora ben chiaro in quali termini, al momento si è parlato solo dei bibliotecari con qualifica di “funzionario”. Sono proprio le uniche possibilità?», si chiede la presidente regionale dell’Aib che individua in via Gioberti una possibile soluzione per dare un futuro alla biblioteca. «Un bel progetto, finanziato anche con fondi europei, degno di una città che si è proposta come “Capitale della cultura” - conclude -. Cosa osta a proseguire in questa direzione? Dare un chiarimento al riguardo sarebbe quanto mai opportuno, anche per fugare ogni dubbio che la legge Delrio sia solo un pretesto da parte dell’amministrazione per “liberarsi” di quello che oggi sembra considerare solo un peso».
Danilo Renzullo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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