Il dolore
«Trasporto, le linee deboli rischiano di scomparire»
Le preoccupazioni di Sel: «Ci aspettiamo un lungo contenzioso sull’aggiudicazione e scarsi investimenti sulle tratte non redditizie». Mercoledì un dibattito pubblico
PISA. L’incertezza regna sovrana nel servizio pubblico locale. A fine novembre, la Regione decreterà il soggetto aggiudicatario (ma provvisorio) del servizio pubblico regionale. «Non solo sarà una aggiudicazione provvisoria ma a questa, seguirà un sicuro contenzioso con relativo blocco degli investimenti»: dice Carlo Scaramuzzino di Sel. «Se vincerà Autolinee toscane – interviene Simonetta Ghezzani sempre di Sel – si potrà dire addio al servizio pubblico perché si investirà soprattutto sulle linee redditizie».
Autolinee toscane è di proprietà del colosso francese privato Ratp ed ha presentato l'offerta più conveniente mentre, l’altra concorrente nella gara è Mobit di cui fa parte la nostra Ctt Nord controllata dalle amministrazioni locali. «È chiaro a tutti che la società che non vincerà farà ricorso al Tar, e passeranno almeno 2 anni di completo stallo perché nessuna impresa potrà fare i dovuti investimenti se non conosce con esattezza se è vincitrice o meno».
Sel punta i riflettori anche sulle tratte così dette “minori”. Il trasporto pubblico regionale prevede allo stato attuale 1 milione ed 800mila km. «A gara c’è solo un milione di chilometri e per gli altri 800mila – dice Scaramuzzino - dovrebbero provvedere gli enti locali che però non hanno soldi tant’è che la sofferenza ad esempio della nostra Ctt Nord è di oltre un milione, una sofferenza non imputabile all’azienda ma al fatto che gli enti locali non versano la loro quota».
Tutti ricordano la “crisi del panettone” e cioè delle tredicesime che non venivano pagati ai dipendenti del trasporto pubblico, crisi risolta con l’intervento in extremis della Regione. Le tratte deboli, quelle che apparentemente sono le meno appetibili alle aziende, in realtà sono quelle che portano gli studenti da casa a scuola e viceversa. Sel avverte anche su un’altra questione che è passata in secondo piano e cioè il cambio di mansioni degli attuali 5mila dipendente del trasporto pubblico regionale. «Se vi sono le dovute garanzie sul mantenimento dello stato attuale di occupazione, nulla si dice invece sul cambio di mansioni dei dipendenti – precisa Scaramuzzino – e si calcola che saranno almeno 500 quelli che dovranno fare i conti con diverse mansioni e funzioni». Ghezzani è fortemente preoccupata della perdita di voce in capitolo da parte dei comuni . Per affrontare tutte queste tematiche coi cittadini Sel ha convocato un dibattito pubblico lunedì alle 21, all’auditorium della Sesta porta in via Battisti 23.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google