Attenzione
Occupano il Comune: scontri con la polizia
La protesta del Comitato di Sant’Ermete era partita con un corteo, poi le tensioni
PISA. Finisce con una tregua, con poliziotti e carabinieri in assetto antisommossa fermi di fronte all’ingresso, a difesa del portone rotto dai manifestanti e in attesa di un fabbro che lo ripari per poter chiudere il Comune e i manifestanti seduti sulle sedie e gli scalini dei loggiati. Arriva la notte, ed è l’epilogo di una giornata ad alta tensione, culminata con le forze dell’ordine che sgomberano ottanta persone in mezzora di pugni, calci, spintoni, lanci di oggetti, grida, manganellate che schizzano da una parte all’altra. Uomini e donne contro. Un conflitto che va in scena nell’atrio e sotto i loggiati di palazzo Gambacorti fra le 20.30 e le 21 al termine di un blitz in cui rappresentanti del comitati di Sant’Ermete, studenti dei collettivi, antagonisti avevano occupato l’atrio con tende da campo, panche, sedie e sacchi a pelo dopo un corteo partito dalla via Emilia sei ore prima, alle tre del pomeriggio. Una scena prevedibile: da una parte gli agenti, dall’altra cittadini e movimenti arrivati per contestare le politiche abitative della giunta del sindaco Marco Filippeschi, reclamare nuovi alloggi, la realizzazione di vecchio progetto per le case popolari a Sant’Ermete caduto nel vuoto e uno stop agli sfratti. Finisce con i capannelli di cittadini stupefatti fermi ad assistere ai disordini nel cuore civico della città e il sindaco che annuncia una denuncia.
«Va fatta valere la legge con il rigore necessario. Pisa non accetta le prepotenze», dice rientrando da Roma, «una provocazione molto grave, il portone è stato forzato. È inaccettabile che un gruppo di pochi faccia una prepotenza ad una città intera. Inaccettabile che decine di vigili e di agenti di polizia siano costretti a tutelare l'ordine pubblico e a tenere in sicurezza i beni di tutti e il personale del Comune. Raccolte le informazioni e, accertati i fatti, mi rivolgerò all’autorità giudiziaria. Chi amministra la città, la Società della salute e l’Apes (l’azienda di gestione dell’edilizia sociale, ndr) vivano sotto ricatto dei violenti». Gli scontri sembrano quasi un antipasto del format di oggi, quando gli antagonisti scenderanno di nuovo in piazza contro un’altra piazza, quella di Matteo Salvini e dei giovani leghisti. Un antipasto che, dicono gli stessi manifestanti, si poteva evitare.
In piazza XX Settembre ottanta persone arrivano alle cinque del pomeriggio con i cartelli e gli striscioni. Hanno un’unica richiesta: «Vogliamo un incontro urgente con Filippeschi o l’assessore all’edilizia Ylenia Zambito». «Abbiamo il diritto di sapere dove sono finiti i soldi per la costruzione di nuovi alloggi perché quelli in cui la maggior parte delle famiglie abita sono invivibili».
Niente: nessuno dei responsabili dell’amministrazione accetta di incontrarli. I vigili, nell’atrio, provano a tenere a bada la folla per un po’, ma poi i movimenti fanno irruzione. «Case vuote, affitti pazzeschi, è questa la città che vuole Filippeschi», uno degli slogan. Poi «Case senza gente, gente senza casa. È ora di dire basta», poi cartelli, le bandiere, cori all’indirizzo del sindaco e dell’imprenditore Andrea Bulgarella. «Bulgarella deve cinque milioni al Comune e il Pd gli distribuisce concessioni edilizie, ora ci dia lui le case», urlano i manifestanti dall’atrio occupato. «Non ce ne andiamo, dormiamo qui finché qualcuno non ci ascolta». Alle 20.35 polizia e carabinieri indossano caschi e scudi, un plotoncino spinge via dal portone la prima linea di difesa dei manifestanti, un altro fa irruzione nell’atrio e lo sgombera. Si incendiano di scontri le logge e si infiamma anche l’atrio. «Li picchiano, li picchiano», urla qualcuno. «Io vivo su una panchina alla stazione da mesi con mio marito malato di cuore, nessuno mi ha ascoltato finora - dice una donna - sono venuta in Comune, la casa dei cittadini, per rivendicare un diritto e vengo addirittura picchiata».
Ci sono ragazzi, ragazze, famiglie con bambini, adulti, perfino anziane. Ci sono i dirigenti di polizia che provano a calmare gli animi e i ragazzi e gli uomini dei comitati che gli animi ce li hanno surriscaldati, troppo, e ogni tanto provocano, insultano, spingono, così parte qualche manganellata di troppo da una parte e qualche pugno di troppo dall’altra, in una situazione che nessuno riuscirebbe a gestire davvero con ordine. Alla fine, per fortuna, si contano solo contusi ma non feriti. Alla fine resta solo l’amarezza.
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