Il Tirreno

Pisa

«Ho unito in matrimonio oltre cinquecento coppie»

di Doady Giugliano
«Ho unito in matrimonio oltre cinquecento coppie»

Il primato: Paolo Ghezzi è l’amministratore comunale più richiesto dagli sposi «I ricordi? La cerimonia di Conticini e quella volta che arrestarono lo sposo...»

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PISA. Nonostante l’Istat dica che in Italia i matrimoni - religiosi e civili - stiano calando, c’è chi andando in controtendenza, continua imperterrito, e con soddisfazione, a celebrarne in quantità. Una sorta di record nazionale, per il vice sindaco, Paolo Ghezzi, che nei due mandati ha giù superato la soglia dei 500 matrimoni.

Come ha fatto a conciliare quest’attività con i compiti amministrativi e professionali?

«Ho sacrificato parecchi dei miei fine settimana. Alcune domeniche ho celebrato anche cinque matrimoni passando da una sede all’altra. Naturalmente, ho rivisto un po’ il protocollo fino ad allora vigente. Abbiamo aggiunto a quelle storiche ( Palazzo Gambacorti e Chiesa di San Zeno) due sedi splendide : il Giardino e il Palazzo dei Dodici. Abbiamo studiato un nuovo cerimoniale e dotato le sedi di alcuni impianti tecnici e coreografie che consentono di creare atmosfere suggestive».

Adesso che ha trasformato Pisa nella città degli sposi, pensa di fermarsi?

«No! Visto che la legge lo consente, cercheremo di aggiungere altre sedi anche per celebrare i matrimoni sul litorale e, mi piacerebbe molto, anche all’interno del Parco di San Rossore. Adesso ci dicono tutti che il matrimonio civile a Pisa è qualcosa di più di una semplice lettura degli articoli del codice civile. Ed è proprio quello che si vuole trasmettere: il giorno del matrimonio resta comunque una pietra miliare nella vita di coppia».

Le è capitato di commuoversi in qualche occasione particolare?

«Direi sempre, anche se cerco di nasconderlo. Del resto sono cerimonie, spesso, cariche di commozione e di gioia e rappresentano una fotografia chiara della società in cui viviamo e che si affianca, con i suoi cambiamenti e alcune contraddizioni, a quella dei nostri genitori spesso legati da legami di lunga data».

A proposito di consuoceri, proprio lei, unico amministratore italiano, ha pensato anche a loro.

«Non possiamo dimenticare chi ci ha cresciuto con amore e sacrificio, per questo ho istituito unì apposita cerimonia per le coppie pisane che celebrano i 50 anni di matrimonio, aperta ai figli e nipoti. Si parla troppo spesso di disgregazione familiare e poco dei moltissimi percorsi duraturi che vanno celebrati per ricordare, alla presenza degli affetti più cari, che “costruire insieme” è a volte, rinuncia, compromesso e limitazione consapevole delle proprie libertà e richiede, sempre e comunque, fatica, rispetto reciproco ed intima conoscenza».

Un ingegnere filosofo.... Le sarà capitato di sposare qualche coppia particolare.

«Sono state assai. Tra i più recenti, sono molto affezionato a quello di Paolo Conticini e Giada Parra. Un matrimonio avvolto nel riserbo fino all’ultimo e poi ripreso, da giornali e riviste. Due carissimi amici per i quali ho studiato qualche dettaglio particolare a partire dalla canzone di ingresso: “Parlami d’amore Mariù” nell’esecuzione di Vittorio De Sica».

Qualche coppia che l’ ha fatta soffrire un po’?

«Ricordo una sposa che per dire sì al futuro marito tergiversò così tanto da costringermi a rileggere da capo e più volte le frasi di rito. Lei rise tanto, il marito molto meno!. Non sono mancati matrimoni etnici, in costume medioevale, dedicati a Michael Jackson con sposi e invitati dotati di cappellino e guanto, con cagnolini in papillon . Non posso poi dimenticare il matrimonio, mai celebrato, per l’arresto dello sposo in attesa dell’arrivo della sposa. Ho effettuato esperienze molto particolari i matrimoni che ho celebrato in carcere o in ospedale per persone gravemente malate o in fin di vita». Insomma ne ha fatte di tutti i colori.

«Già, se non ho fatto male i conti, ho unito in matrimonio 315 coppie di residenti, 152 coppie di non residenti e 33 coppie di stranieri provenienti dai cinque i continenti. Oltre il 90% procedono nel loro cammino comune. Probabilmente è per questo che si è sparsa la voce che porto fortuna».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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