Il Tirreno

Pisa

Venduti i mobili dell’hotel fallito

di Sharon Braithwaite

La scoperta degli ex dipendenti: «Attendiamo ancora gli stipendi» Il liquidatore: «I soldi forse a altri creditori, aspettiamo l’asta»

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SAN GIULIANO. A otto mesi dalla chiusura dell’ex hotel Granduca, i dipendenti tornano a rilanciare l'allarme sul recupero degli stipendi a loro dovuti. Sono una decina gli storici lavoratori della struttura alberghiera di via Del Brennero che, pur avendo lavorato regolarmente, devono ancora riscuotere otto mensilità da Cms Hotel, la società che ha gestito l'albergo fino a marzo 2015.

Inoltre, a loro spettano altre mensilità dalla precedente gestione: Iniziative Turistiche srl di Luigi Simari, fallita nel 2013. Nei giorni scorsi, i lavoratori hanno avvistato più camion davanti all'hotel. «Hanno portato via diversi mobili e arnesi. A chi andranno i soldi ricavati dalla loro vendita? - chiedono - Non è una situazione chiara. Noi siamo dei creditori privilegiati e stiamo ancora aspettando di ricevere quanto ci è dovuto».

Le chiavi dell'immobile, che era di proprietà di Hotel Gest (una società dichiarata fallita dal Tribunale di Rimini), sono in mano a Virgilio Luvisotti, direttore dell'istituto vendite giudiziarie di Pisa. L'hotel andrà all'asta non appena la situazione giudiziaria sarà chiarita. Interpellato dal Tirreno, Luvisotti ha espresso diverse perplessità sulla vicenda.

«È tutto fermo da settimane, si va troppo a rilento. A Pisa le cose funzionano diversamente – afferma Luvisotti, attuale custode dello storico albergo sangiulianese - Stiamo ancora aspettando una risposta dal Tribunale di Rimini: ci devono dire quanto vale l'immobile e quando lo metteranno all’asta. Sull’albergo pesa una forte ipoteca, di tanti milioni di euro».

Luvisotti lancia un appello alle istituzioni: «Intervengano per sollecitare i tempi. La verità è che la storia dell'hotel Granduca è assurda: è pazzesco vedere una struttura alberghiera così importante, chiusa e abbandonata, col rischio che venga occupata».

A queste parole risponde il sindaco Sergio Di Maio: «il Comune ha seguito fin da subito la vicenda e si è occupato, a sue spese, della chiusura dell’ingresso alla struttura con blocchi di cemento. L'amministrazione si è sempre mossa nell'interesse dei lavoratori, nel limite delle proprie competenze. Polizia municipale e carabinieri effettuano dei controlli periodici, ma di più non possono fare – dice il primo cittadino, che da sempre sottolinea l'importanza strategica dell'edificio - Finché la situazione giudiziaria non si sblocca, si può fare molto poco. Ad oggi non ci risultano situazioni di permanenza all'interno della struttura. L'hotel è presidiato, Di certo il Comune non può garantire una vigilanza ventiquattrore su ventiquattro».

Nei giorni scorsi, i mobili all’interno dell’hotel sono stati prelevati e acquistati. «Non so chi li abbia comprati, forse un creditore – conclude Luvisotti - Lì dentro non c'è più niente. Noi abbiamo fatto una grossa pulizia all'interno, abbiamo tolto materassi e altro materiale che potesse servire a eventuali balordi per andarci a dormire. Il rischio ora è quello».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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