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Tubercolosi, tre bambini in ospedale

di Mario Neri
Tubercolosi, tre bambini in ospedale

Sono in isolamento: due sono fratelli, l'altro arriva da un'altra provincia. Stamani l’azienda sanitaria di Pisa farà lo screening sui compagni di scuola. Nello stesso reparto un altro bambino che frequenta un asilo del Livornese

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PISA. A scuola è assente già da qualche settimana. Mal di gola e tosse. Tosse forte, è andata avanti per molti giorni. Poi alla fine, è peggiorato. La febbre ha cominciato ad alzarsi e nemmeno la tachipirina funzionava più, poi ad ogni colpo di tosse sono cominciate le perdite di sangue, i sudori freddi e la perdita di peso. Così i genitori l’hanno portato all’ospedale e da un paio di giorni un bambino iscritto in una scuola media di Pisa è ricoverato, insieme ad una sorellina (non due fratellini come precedentemente scritto, ndr) in pediatria al Santa Chiara per tubercolosi. Ricoverato nello stesso reparto insieme alla mamma anche un bambino di due anni, che frequenta un asilo nido della provincia di Livorno. Solo sui due bambini è stata riscontrata la Tbc.

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È soprattutto il più grande, di 12 anni, ad aver manifestato i sintomi più importanti, anche se non tali da far temere per la sua vita. Segni però che delineano un quadro clinico da tenere sotto stretta sorveglianza. Sui polmoni sono comparse le caverne tubercolari, sintomo di una fase acuta dell’infezione. Anche la sorella più piccola frequenta la scuola media, ma è stata ricoverata solo per precauzione, è già stata sottoposta agli esami e alla profilassi antibiotica, e a metà della prossima settimana verrà dimessa. Nessuno dei tre preoccupa comunque i medici dell'ospedale, anche le condizioni del bambino più piccolo, che frequenta un asilo della provincia di Livorno, sono stabili.

Stamani però nell’istituto comprensivo l’Asl farà scattare i controlli. Medici e infermieri eseguiranno il test di Mantoux sui compagni di classe del bambino, le maestre e tutti gli alunni che potrebbero essere entrati a stretto contatto con lui nei giorni in cui erano presenti. Si tratta di uno screening che riuscirà a stabilire se qualcuno dei compagni è stato contagiato e sia soggetto ad una infezione anche latente da mycobacterium tuberculosis, il micobatterio della tubercolosi. Il famoso Bacillo di Koch di solito attacca prevalentemente i polmoni e si trasmette per via aerea attraverso goccioline di saliva emesse con la tosse secca. Ha uno sviluppo lento, a volte servono settimane o mesi perché si manifesti, ma una volta scatenata la malattia può durare a lungo, in genere comporta fino a sei mesi di terapia.

Soprattutto, nella prima fase, comporta l’isolamento. Per questo i bambini si trovano in isolamento. Il test consiste in un’iniezione sottopelle sull’avambraccio di alcuni derivati della tubercolina. Il test viene considerato positivo se il tessuto in cui è stata iniettata la tubercolina sviluppa un rigonfiamento piuttosto duro con un diametro che superi il valore soglia, che può essere di 5, 10 o 15 millimetri a seconda della classe di rischio a cui appartiene il paziente: più a rischio è il paziente, minore sarà il diametro soglia della reazione. Il test viene solitamente considerato negativo nei casi in cui la risposta sia al di sotto dei 5 mm di diametro. Ma serviranno 72 ore per valutare la reazione cutanea e stabilire se servano altri approfondimenti come una radiografia toracica e poi la profilassi antibiotica.

A sottoporsi al test dovranno essere, oltre che i compagni di classe, anche gli studenti che hanno frequentato gli stessi luoghi della scuola, ad esempio la palestra o gli spazi gioco nel caso dell'asilo. Nel caso dell'aulinno della media pisa, i medici per ora non credono sia necessario allargare il raggio, anche perché l’infezione sembra essersi trasmessa in linea diretta all’interno della famiglia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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