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Pisa

La giudice

Teresa e la “guerra” contro il terrore dell’Is

di Mario Neri
Teresa e la “guerra” contro il terrore dell’Is

È stata Camelio, ex magistrato a Pisa, a guidare il blitz dei Ros che porta in carcere 17 terroristi

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PISA. In trentuno anni di carriera si è occupata di truffe internazionali sul petrolio, confische ai danni di organizzazioni criminali, cybercrime, a Pisa istruì il processo ad una delle ultime cellule anarco-insurrezionaliste attive in città. «Ma questa è forse l’operazione più bella, la più emozionante e quella in cui ho avuto più paura. Paura per i miei ragazzi».

Teresa Angela Camelio, una vita da giudice e magistrato, chiama così i carabinieri del Ros che l’altra notte hanno sgominato uno dei gruppi internazionali di terroristi più pericolosi del mondo. Spezzina, per sette anni giudice a Pisa, dal 2001 al 2008, è stata lei a coordinare “JWeb”, l’operazione con cui ieri la procura di Roma, in collaborazione con le polizie di mezza Europa, è riuscita ad arrestare 17 jihadisti, compiere sequestri e perquisizioni in Inghilrterra, Finlandia, Norvegia, Germania, Svizzera e Italia nello stesso momento, alle 4 del mattino. Li chiama così perché da maggio scorso, oltre che alle direttive della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, i Ros rispondono a lei. È sua la regia sulla«prima “retata” internazionale andata in scena nello stesso momento in vari paesi grazie ad Eurojust, l’agenzia europea creata nel 2002 proprio con lo scopo di rafforzare il coordinamento e la collaborazione fra i gli Stati membri dell’Unione e altri paesi stranieri nella lotta alla criminalità organizzata», racconta Camelio.

Nel palazzo di vetro dell’Aja, lo stesso che ospita la sede del tribunale internazionale per i crimini di guerra, è arrivata tre anni fa. Fu l’allora ministro dell’Interno Paola Severino a nominarla. Il coronamento di percorso nel sistema giudiziario italiano cominciato a Cuneo nel 1985 e culminato nel 2000 con il ruolo di consigliere della Suprema Corte. Poi molta Toscana: Livorno, Firenze e Pisa, Parigi, dove è stata docente a l’Ècole Nationale de la Magistrature e giudice di collegamento per l’Italia. Tra i più delicati e complessi fascicoli di cui si è dovuta occupare durante la sua permanenza francese l’estradizione della terrorista Marina Petrella, il caso relativo alla tragedia di Ustica, l’interrogatorio del terrorista internazionale Carlos, il quale ha dato una versione personale sull’attentato alla stazione di Bologna e del treno Italicus.

«In questi anni - racconta il magistrato - mi sono occupata del coordinamento di molte operazioni, ma mai nessuna è stata così emozionante - racconta - Sono stata sveglia tutta la notte, temevo per i Ros. Vivo a stretto contatto con loro da sette mesi. Da maggio ad oggi ci siamo incontrati, sentiti, riuniti quotidianamente per pianificare l’action day, e naturalmente comportava rischi enormi». C’era da smantellare un gruppo che progettava attentati in tutta Europa e in Medio Oriente, una rete di cellule del terrore pronte ad unirsi agli squadroni della morte dell’Is e comandata da Mullah Krekar, la guida e il capo carismatico di questa costola curda del Califfato nero. Krekar, dal carcere ad Oslo, grazie ad una piattaforma web clandestina, continuava a indottrinare seguaci, reclutare kamikaze, acquistare armi, ordinare rapimenti, omicidi, attentati. Sedici curdi e un kosovaro in manette, sette arrestati fra Merano e Gradisca d’Isonzo. Un

«Il nostro compito è stato quello di riuscire a coordinare la mia squadra di analisti con i magistrati, le polizie e le autorità di 28 paesi diversi, esaminare le rogatorie per ogni singolo stato ed adeguarle all’ordinamento e al linguaggio giuridico di ogni nazione affinché la perfezione dell’inchiesta del Ros non venisse insidiata da intoppi. Non una cosa da poco, se si considera che, solo per l’Inghilterra, abbiamo dovuto montare e smontare per cinque volte le rogatorie per sequestri, perquisizione, arresti. Abbiamo scritto noi i mandati di cattura europei, traducendoli dall’italiano all’inglese e infine in curdo. Abbiamo pianificato noi la data e il blitz. E sono felice, perché questa è davvero una ferita grandissima inferta sulla carne viva del jihadismo internazionale».

 

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