Proteste
Panificio Bolognese verso lo sfratto
La protesta degli ex dipendenti: chiarezza sugli intrecci societari
PISA. Lievita la protesta dei lavoratori del Panificio Bolognese.
«Il 19 novembre, il Panificio Bolognese riceverà lo sfratto per occupazione abusiva». È quanto è emerso durante il sit in di protesta davanti alla prefettura degli ex dipendenti del panificio che chiedono dal circa tre anni di vedersi pagati salario e tfr. Alcuni di questi vantano crediti verso la ditta per oltre 15mila euro.
«Chiediamo al prefetto e al sindaco – dice uno dei dipendenti – che facciano i doverosi controlli sulla nebulosa imprenditoriale delle ditta Panificio Bolognese che chiamiamo così solo per semplificare le cose visto che ha cambiato ben 6 denominazioni sociali per evitare di pagare i suoi debiti e per evitare l'imminente sfratto». Le denominazioni sono Panificio Bolognese di Bensi, Panificio Bolognese srl, Pandolci Bolognese srl, Il panificio Bolognese srl, Arte bianca srl e Futura Bolognese.
Lo sfratto dal capannone di Ospedaletto dove ha sede il quartier generale della produzione del panificio, stando a quanto riferito dagli ex lavoratori, è dovuto all’occupazione abusiva, dopo che sono state fatte diverse ingiunzioni per morosità dello stesso panificio.
«Chiediamo all’ufficiale giudiziario che faccia il suo dovere – dicono i lavoratori – e che non si lasci ingannare dal fatto che la società ha di nuovo cambiato nome visto che lo ha fatto per ben tre volte nelle ultime settimane». Il gruppo degli ex dipendenti, supportati dai Cobas, dalla lista Una città in Comune e dalla Cgil, chiedono al prefetto Attilio Visconti ed al sindaco che indaghino sul perché, la nuova sede legale di Futura Bolognese sia in piazza è piazza Mentana 11 a Castelfranco di Sotto mentre la stessa piazza ha solo dieci numeri civici. Onde evitare una inutile guerra tra poveri, il gruppo degli ex dipendenti tiene a precisare subito che non ce l’hanno minimamente con gli attuali lavoratori della Futura Bolognese anche perché sicuramente «hanno preso le difese dell’azienda dopo essere stati convinti in un modo o nell’altro dai vertici della stessa azienda». Federico Giusti dei Cobas aggiunge: «In città si concedono crediti milionari ai soliti noti costruttori, crediti su fidejussioni tossiche che non vengono neppure richiesti dal Comune mentre non si investe sul lavoro vivo, e si lasciano 21 famiglie sul lastrico senza che possano pagare le tasse sulla casa, sulla spazzatura e con Equitalia alle calcagna». I consiglieri comunali Francesco Auletta e Marco Ricci della lista Una città in comune chiedono al sindaco e alla giunta che si facciano «parte attiva nei confronti del panificio affinché siano ripristinati corretti rapporti con i dipendenti creditori». Una delegazione dei lavoratori è stata ricevuta da un rappresentante della prefettura e quindi si attendono nuovi sviluppi su questo «forno che rifila pagnotte secche e dure ai suoi ex dipendenti».
Carlo Venturini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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