Il Tirreno

Pisa

Fidejussioni "tossiche", già presentato un esposto alla Procura

di Francesco Loi
Fidejussioni "tossiche", già presentato un esposto alla Procura

Il Comune ammette le mancanze, per il sindaco sono necessari «atti innovativi per restringere i rischi potenziali»

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PISA. «Lo abbiamo ammesso, abbiamo detto che qualcosa non funziona. D’altra parte questa era la prassi, con la crisi però è tutto cambiato». Nelle stanze di Palazzo Gambacorti si prova a smorzare, ma la tensione si avverte. Sul caso delle fidejussioni “tossiche” (non solo del Gruppo Bulgarella) il Comune ha deciso di giocare d’anticipo: la conferenza stampa di martedì pomeriggio è stata una sorta di auto-denuncia. «Lo diciamo prima che ce lo dicano gli altri». Un tentativo di contropiede già con la consapevolezza che sarebbero arrivati “schiaffi”. Inevitabili. L’obiettivo è allontanare le ombre. «Parlerei di leggerezze, di sottovalutazione», dice un dirigente. Ovvero per il resto, eventualmente, c’è la Procura. Anche questo è stato anticipato in conferenza stampa.

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«La trasparenza la vuole l’amministrazione», titolava ieri il sito internet del Comune. «Il sindaco chiede al segretario generale un’inchiesta interna e di trasmettere eventuali segnalazioni alla Procura». Ieri anche il secondo passaggio è stato fatto: da Palazzo Gambacorti, una serie di documenti sulle fidejussioni “tossiche” è stata inviata proprio alla Procura. Un altro contropiede tentato. «Niente da nascondere, chi di dovere faccia quello che deve fare».

Però liquidare la vicenda solo come “prassi” non può essere sufficiente. Il gruppo Ucic-Prc ha fatto emergere un problema. «Finora si diceva: colpa della crisi. In questo caso bisognerebbe dire merito della crisi», la battuta che gira intorno al palazzo. Quando un costruttore esegue opere, il Comune chiede che i lavori a scomputo (o i soldi) siano garantiti da apposita fidejussione come garanzia. Quando il costruttore in questione realizza compiutamente le opere a scomputo, il Comune restituisce (svincola) la fidejussione. Se per motivi vari la fidejussione non è escutibile, l’amministrazione chiede al costruttore il reintegro con una nuova garanzia o il pagamento degli oneri. Se il costruttore nel frattempo è fallito, il Comune (se ammesso tra i creditori del fallimento) si rifà su chi eventualmente subentra.

Fino a che l’edilizia ha marciato, la questione delle garanzie è stata roba per tecnici. Ma con la crisi, da sette anni a questa parte, i casi di difficoltà economiche delle imprese si sono moltiplicati. E le fidejussioni sono diventate un appiglio reale, non più un semplice dettaglio burocratico.

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Le fidejussioni possono essere emesse da banche, finanziarie, assicurazioni e agenzie. Chi riceve in garanzia le polizze deve verificare la loro autenticità. Gli uffici del Comune hanno fatto in questi anni tutto quello dovevano? Su questo è stata aperta un’inchiesta interna. In una lettera datata 7 novembre, indirizzata al segretario generale del Comune Marzia Venturi, già il sindaco Filippeschi sembra pensare che siano stati saltati dei passaggi. Infatti chiede «di verificare se, valutato ogni singolo caso, non vi siano responsabilità di omesso controllo da parte dei responsabili degli uffici», ma anche se ci sia stata «mancata informazione agli organi politici del Comune dell’emergere di situazioni anomale». Sempre quella lettera è illuminante sul fatto che, anche senza attendere gli esiti dell’inchiesta interna, qualcuno ne dovrà rispondere. Non a caso già ora per il sindaco sono necessari «atti innovativi che disciplinino i procedimenti in modo da restringere il rischio potenziale, anche introducendo criteri di valutazione che limitino l’accettabilità di polizze emesse da soggetti a maggiore rischio». Quello che finora la “prassi” non contemplava? Certo, dire che la crisi economica ha un merito è il colmo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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