Il Tirreno

Pisa

«Comune unico per rendere l’area più forte»

di FRANCESCO LOI
«Comune unico per rendere l’area più forte»

La senatrice Pd sui rapporti costa-Firenze, i temi dell’agricoltura e la riforma del Senato

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di FRANCESCO LOI

Un Comune unico di area renderebbe più forti a livello politico-istituzionale i nostri territori». A parlare è la senatrice Maria Grazia Gatti (Pd), informatica, già dirigente della Cgil della provincia di Pisa, che entra così nel dibattito in corso in città e non solo. La senatrice Gatti è membro della commissione permanente Agricoltura e Produzione agroalimentare, oltre che della commissione bicamerale di controllo delle attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale. Nella prima parte della legislatura è stata capogruppo in commissione Lavoro e Previdenza. «Sto poi seguendo - dice - con particolare impegno la riforma costituzionale».

Senatrice, a proposito, cosa pensa della riforma del Senato?

«Si tratta di un compromesso che ho votato, ma di cui non sono completamente soddisfatta. Tutti eravamo per il superamento del bicameralismo perfetto, però bisognava inserire tutti i contrappesi per evitare che una legge elettorale iper-maggioritaria permettesse al primo partito di eleggere da solo anche gli organi di garanzia compreso il Presidente della Repubblica: e questo è stato raggiunto. Poi io ero per il Senato elettivo e anche questo è stato raggiunto anche se la procedura poteva essere più chiara».

Ci spieghi cosa cambia per gli elettori...

«I cittadini in concomitanza con le elezioni regionali sceglieranno i consiglieri senatori ed il consiglio regionale ratificherà la scelta. Inoltre è stata scritta una norma transitoria adeguata. Si tratta di un compromesso dignitoso. Ora ci dovranno essere le ultime letture e poi il referendum per cui la scelta finale sarà dei cittadini».

Qual è la situazione dell’agricoltura italiana?

«Un panorama molto eterogeneo: si passa dalle produzioni di alta qualità, grazie ad agricoltori e coltivatori diretti molto coraggiosi, alla tragica realtà del caporalato che ha portato alle recenti morti di braccianti. Il settore ha bisogno di legalità e rispetto dei diritti del lavoratore. Io sono intervenuta in particolare sul problema della revisione delle macchine agricole e per la formazione degli operatori: in agricoltura si continua a morire per il ribaltamento dei trattori che non hanno sistemi di sicurezza adeguati. E sulla rete del lavoro agricolo di qualità che è uno strumento di contrasto al caporalato».

Sotto il profilo dell’occupazione, il settore che prospettive può dare?

«Occupazione e numero di aziende agricole sono aumentate anche durante la crisi. Si comincia a dare supporto ai giovani che iniziano in numero sempre maggiore a lavorare in agricoltura. In Toscana cresce e si consolida l’impresa agrituristica, soprattutto condotta da donne. Inoltre si comincia a pensare all’agricoltura come ad una nuova frontiera di investimento economico ed ambientale. Il disegno di legge sulla biodiversità che abbiamo appena votato in Senato va in questa direzione: tutela delle risorse, educazione, sostenibilità ambientale e valorizzazione della biodiversità agraria e alimentare. La legge parte, tra le altre, da una proposta della deputata toscana Susanna Cenni e spero venga approvata presto nell’ultimo passaggio alla Camera».

Principali punti di crisi ancora da approfondire?

«Ce ne sono: penso al bieticolo saccarifero e alle difficoltà legate ad esempio all’embargo verso la Russia, alle forme di sofisticazione e truffa a cui molte nostre produzioni di eccellenza sono ancora soggette».

Che momento è per la realtà provinciale pisana in fatto di agricoltura e agroalimentare?

«La realtà pisana esprime produzioni conosciute in tutta Italia e nel mondo. E’ una terra molto fertile con un importante dinamismo produttivo e corpi intermedi, come le associazioni di categoria ed i sindacati, che contribuiscono allo sviluppo del settore. Ci sono poi i problemi annosi di appezzamenti di piccole dimensioni, di produzioni per autoconsumo o poco più, che in caso di calamità non hanno strumenti adeguati di protezione. Pensiamo a cosa è stato per la nostra produzione di olio l’anno scorso il problema della mosca olearia. Bisogna da una parte trovare nuovi strumenti adeguati di protezione e dall’altra favorire la crescita dimensionale delle imprese e continuare a sostenerle con servizi specifici, per far conoscere i prodotti e favorirne il commercio».

Lei fa parte del circolo Pd di Calci: il ruolo dei piccoli comuni oggi...

«La situazione dei Comuni è molto complessa. Per quelli piccoli, se da un lato ci sono meno complessità rispetto alla gestione di una città, di contro si deve combattere con il patto di stabilità e con trasferimenti di risorse finanziarie da parte dello Stato sempre minori. Calci, ad esempio, è caratterizzato da una buona amministrazione come molti nostri Comuni, ma pensate ad un’entità così piccola che deve gestire un territorio prevalentemente collinare e montano, con grandi paesaggi da tutelare e preservare. E poi la Certosa, ovvero un grande patrimonio culturale a gestione mista Stato/Università su cui si sta intervenendo per impedirne il degrado, ma su cui è necessario sviluppare, con il supporto nazionale, un piano di valorizzazione culturale e turistica. Le opportunità ci sono tutte, ma servono adeguati supporti. Di Comuni con particolarità simili ce ne sono molti in provincia di Pisa».

Cosa pensa del comune unico di Area pisana?

«Le unioni di Comuni vanno soppesate bene, le fusioni ancora di più. Credo che l’area pisana, quella dei 200.000 abitanti, non possa vivere nei particolarismi di Comuni che hanno una forte contaminazione tra loro. Un Comune unico di area renderebbe più forti a livello politico-istituzionale i nostri territori. Pensiamo al solo turismo: in un arco di neanche trenta chilometri troviamo il complesso dei Miracoli e le tante bellezze artistiche di Pisa, la Certosa, il piccolo gioiello medievale di Vicopisano, le terme di San Giuliano e il patrimonio ambientale che condivide con Vecchiano nell’area del Parco e dei monti pisani, zone ottime per le attività escursionistiche e il turismo sportivo. E ho citato giusto il settore turistico. In ogni caso le basi lanciate con il Piano strategico, di cui ero membro del gruppo tecnico di programmazione, sono ancora un ottimo punto di partenza per arrivare ad un Comune unico».

E cosa pensa invece del ruolo di Pisa in ambito di area vasta costiera e dei rapporti con la Firenze di Renzi?

«Pisa è il punto di riferimento di un’area costiera che deve lavorare congiuntamente. Non possiamo permetterci una Toscana a due velocità e auspico che l’istituzione di una commissione regionale per la costa toscana sia un fattore positivo: spero proprio che annulli il disequilibrio con l’area fiorentina che abbiamo vissuto in questi anni».

Come vede il Pd pisano dopo l’accesa discussione interna per il segretario?

«Non essendo membro degli organismi di partito cittadini non ho seguito tutti i vari passaggi, ma avevo parlato con il segretario provinciale auspicando una soluzione unitaria. La scelta fatta è stata diversa. Ora bisogna lavorare per la città aprendo, come partito, una discussione con i cittadini».

Nella realtà pisana in vista del voto in comuni come Cascina e Vecchiano, e più lontano Pisa, teme l’avanzata grillina e leghista?

«I Comuni dei nostri territori sono caratterizzati a mio avviso da buone amministrazioni. Sarà anche un punto di vista, ma non ci sono elementi sui quali schieramenti populisti come Lega e Movimento 5 Stelle possano speculare. Detto questo, guai a sottovalutare partiti del genere o pensare che pur avendo fatto un lavoro positivo si possa andare tranquilli ad un altro mandato di governo: le roccaforti non esistono più per nessuno».

In conclusione, dia un consiglio al sindaco Marco Filippeschi...

«Più che un consiglio gli faccio i migliori auguri per portare avanti l’importante lavoro avviato per Pisa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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