Italia
Carcere, affondo Uil: «Troppi detenuti e spazi degradati»
PISA. Spazi ristretti, luoghi che mostrano evidenti segni di degrado e un organico insufficiente a garantire la sicurezza di detenuti e personale. È l’istantanea scattata dalla Uilpa-Penitenziari al...
PISA. Spazi ristretti, luoghi che mostrano evidenti segni di degrado e un organico insufficiente a garantire la sicurezza di detenuti e personale.
È l’istantanea scattata dalla Uilpa-Penitenziari al termine di un sopralluogo all’interno del carcere Don Bosco.
«Abbiamo visitato e fotografato i luoghi di lavoro e, per la prima volta, anche le camere detentive e l’intera struttura - spiega Nicola Di Matteo, coordinatore provinciale della Uilpa-Penitenziari –. La Casa Circondariale di Pisa offre il massimo del degrado, proprio all’interno delle celle: camere detentive piccolissime (gran parte delle celle misura dai 6 agli 8 mq), uno spazio ridotto e un sovraffollamento che rappresenta la maggior criticità. La realtà strutturale del carcere pisano risale a più di 80 anni fa e dove nel corso degli anni sono stati fatti solo lavori di “rattoppo”, lavori in economia e non risolutivi. Tra i diversi reparti visitati, sicuramente quello messo peggio sia in termini strutturali che a livello igienico sanitario, è il reparto “Giudiziario”. Circa gli impianti elettrici, idraulici e di riscaldamento sono vecchissimi e in uno stato di evidente decadimento».
Secondo la Uil Le postazioni della polizia penitenziaria dislocate in varie aeree del carcere non sono sempre fisicamente visibili e dove sono presenti, sono logore e inadeguate agli standard di legge e si caratterizzano per la loro “essenzialità”, un tavolino e uno sgabello di legno messo in un angolo. Non esistono all’interno della struttura adeguamenti per l’abbattimento delle barriere architettoniche.
«L’automazione è praticamente inesistente, in tutto il carcere solo in due postazioni di servizio è presente, il resto e tutto manuale - prosegue Di Matteo - la carenza di organico della polizia penitenziaria rischia di mettere in ginocchio l’istituto: sono una cinquantina i poliziotti in meno». Il personale effettua ogni giorno turni di otto / nove ore, quando ne sono previste sei garantendo sempre e comunque la sicurezza, sia all’interno che all’esterno dell’istituto.
«Di fatto – commenta il sindacalista - la polizia penitenziaria spesso si trova da sola, nella scarsità di risorse umane, strumentali ed economiche a dover fronteggiare le inefficienze del sistema talvolta lottando persino contro la burocrazia ministeriale».
Alcuni numeri forniti dalla Uil: al momento della visita c’erano 273 detenuti (di cui circa 80% di nazionalità straniera) a fronte di una disponibilità regolamentare di 219. L’organico dovrebbe essere di 250 unità, «ma ne sono amministrati 225 di cui 30 distaccate in altre sedi, 21 impiegate al nucleo traduzioni e 35 impiegate in compiti di ufficio, in definitiva una carenza reale di 55 unità».
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