Sicurezza
Errore nella protesi ospedale condannato a risarcire la paziente
Conto di 40.000 euro per lo sbaglio nell’applicare l’impianto Neanche l’intervento riparatore ha risolto i guai alla donna
PISA. Pensava di risolvere con la chirurgia i problemi di quella spalla destra che non le dava tregua. E dopo una visita le era stato consigliato di sottoporsi a un intervento per l’installazione di una protesi. Una scelta che alla fine le ha procurato più guai che benefici.
Risarcimento danni. Di qui la richiesta danni all’ospedale riconosciuta come fondata dal Tribunale civile che ha condannato l’azienda ospedaliera a risarcire la paziente per un conto complessivo, tra danni patrimoniali, spese legali e consulenze, di circa 40.000 euro (ne aveva chiesti oltre 80.000).
Le contestazioni. Parte da lontano il caso sfociato nella sentenza scritta dal giudice Maria Sammarco vinta da una pensionata di 85 anni livornese. All’ospedale viene contestato di aver sbagliato in due fasi. Al momento delle visite concluse con l’invito a procedere con l’innesto della protesi e per l’intervento chirurgico in sé, non eseguito al meglio.
Visite e interventi. La donna, affetta da patologia artrosica, con i farmaci non riusciva più a lenire il dolore alla spalla destra. Decide allora di operarsi.
Lo fa al presidio sanitario di Calambrone il 28 maggio 2007. Solo che già a giugno grazie a un controllo radiografico viene a scoprire che la protesi è stata applicata male. Non basta. A novembre la conferma del guaio diventa seria: si era instaurata una rarefazione ossea collegata all’intervento che imponeva l’espianto della protesi e la sostituzione con una protesi inversa, una tecnica utilizzata in situazioni molto compromesse. Segue altra trafila di visite concluse con la decisione di doversi operare di nuovo.
La struttura stavolta è il Santa Chiara dove, nel dicembre 2008, viene sottoposta a un intervento di «resezione della testa della protesi che tuttavia lasciava irrisolta una marcata limitazione articolare con una compromissione funzionale» scrive il giudice. Insomma, l’operazione riparatrice non risolve il problema che si trasferisce in Tribunale con una richiesta danni all’Aoup.
Viene contestata «una errata preparazione della protesizzazione, in particolare non essendo stata eseguita preventiva risonanza magnetica che avrebbe evidenziato la completa insufficienza della cuffia dei rotatori ed indirizzato i sanitari ad altro tipo di intervento ovvero a non effettuarlo».
Le consulenze. Come in tutti i casi di contenzioso sanitario, le relazioni dei consulenti nominati dal Tribunale hanno ispirato l’orientamento del Tribunale.
Il collegio dei consulenti visita la donna e arriva alla conclusione fatta propria dal giudice.
La causa «delle lesioni lamentate dalla paziente in conseguenza dell’intervento chirurgico praticato il 28 maggio 2007 è da ricercarsi nella scelta non adeguata della tipologia protesica il cui impianto ha comportato una modificazione peggiorativa dello stato patologico anteriore al trattamento, modificazione solo parzialmente emendata dal successivo intervento praticato nel 2008 pressa la medesima struttura».
Tradotto: l’ospedale deve risarcire la pensionata a cui sbagliarono la protesi.
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