Il Tirreno

Pisa

Paglialunga: dopo le accuse, la promozione

di Mario Neri
Paglialunga: dopo le accuse, la promozione

L’ex direttore del Parco di San Rossore finito sotto inchiesta nominato dal ministro Galletti a capo delle Foreste Casentinesi

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PISA. «Un riscatto? Errori nella vita li facciamo tutti. Ma un conto è fare errori, un altro commettere truffe. Io sono sempre stato sereno. Di questo nuovo incarico sono molto contento. Ho passato la vita nei parchi e mi fa molto piacere poterci chiudere la carriera». In realtà Sergio Paglialunga, 62 anni, la vita l’ha trascorsa - almeno nell’età matura - in un parco. Quello di San Rossore, Migliarino e Massaciuccoli, il gioiello naturale che gli ha dato gioie e dolori, sfide e rogne gestionali di una delle riserve protette più importanti d’Europa.

Dopo 23 anni (dal 1989 al 2012) spesi nella tenuta famosa per le spiagge e le dune selvagge, l’ingegnere concluderà la sua parabola lavorativa fra i boschi dell’Appennino. Dopo una riserva marina, un parco montano. Dopo un’inchiesta della procura di Pisa che lo accusa (insieme ad altre sei persone, fra liberi professionisti e vecchi funzionari) di truffa, peculato, abuso di ufficio e falso ideologico, arriva una promozione del ministro. Da due giorni, infatti, l’ex direttore del Parco di San Rossore è ufficialmente il direttore del Parco delle Foreste Casentinesi.

È di martedì il decreto con cui il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti lo nomina al vertice dell’ente che controlla i 36 mila ettari a cavallo fra la Toscana e l’Emilia Romagna nelle province di Firenze, Arezzo e Forlì-Cesena. Paglialunga, ingegnere da sempre esperto di natura ma una passione da scaut targata Comunione e liberazione, è rimasto alla guida di San Rossore per 16 anni. «Al meeting di Cl a Rimini ci vado, certo, ma Galletti non lo conosco. Non lo scriva eh, quest’anno lui c’era, ma io non sono neppure andato ad ascoltarlo». Per il posto Paglialunga era in lizza da luglio: è stato preferito all’ex direttore delle Foreste Casentinesi, Giorgio Boscagli, e a Nevio Agostini, che della riserva sulla dorsale appenninica è capo servizio.

Il suo curriculum dunque non è stato scalfito dall’indagine con cui la procura accusa lui e la vecchia governance di San Rossore di aver usato l’immagine e i bilanci del Parco come un bancomat: auto e mezzi pubblici usati per fini privati, entrate e uscite iscritte a bilancio in modo opaco, fondi destinati agli investimenti usati per la spesa corrente, finanziamenti regionali ricevuti per progetti mai realizzati.

Furono i nuovi vertici dell’Ente, il presidente Fabrizio Manfredi e l’attuale direttore Andrea Gennai, a scoperchiare quello che il pm Flavia Alemi e i finanzieri della polizia tributaria guidati da Giuseppe Dell’Anna considerano un sistema di malagestione andato avanti per anni, almeno dal 2008 al 2012. Per paradosso, Gennai, cioè proprio chi quel sistema l’ha svelato, potrebbe ritrovarsi alle dipendenze di chi lo avrebbe creato. A settembre il suo incarico a Pisa scadrà e se non venisse riconfermato tornerebbe a lavorare come dipendente in Casentino. Oggi si sa che il commissario ad acta nominato dalla Regione ha finalmente consegnato ai revisori di Palazzo Strozzi Sacrati il consuntivo 2012, e che quel bilancio annovera per quell’esercizio un deficit da 1,4 milioni.

Oggi, nei cieli di Paglialunga però sono sparite le nubi, il ministro Galletti ha diradato le ombre. A complimentarsi per primi con lui, racconta, sono stati il presidente della Federparchi, Giampiero Sammuri e quello delle Foreste Casentinesi. «Di quella storia potremmo parlare a lungo. Siamo passati da periodo in cui veniva rimproverato al Parco di avere avanzo eccessivo, un periodo in cui sembrava mancassero i soldi. Errori nella vita li facciamo tutti. Tant’è vero che se non ne avessi commessi mi sarei accorto prima delle decisioni che stavano maturando al Parco di Migliarino. Credo sia solo l’effetto di un po’ di confusione causata dal fatto che non c’è stato un vero avvicendamento fra me e chi mi ha succeduto, ma io so ciò che ho fatto, sono tranquillo. Se dovessi tornare indietro farei le stesse cose. Probabilmente c’è stato un po’ di disordine che ha fatto pensare che ci fosse sotto chissà cosa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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