Il Tirreno

Pisa

Altri clienti truffati dal commercialista

Nuove querele per i soldi spariti con i mancati versamenti La Procura proroga di sei mesi la scadenza dell’inchiesta

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PISA. Nuove querele e più tempo per chiudere le indagini. La Procura si è presa altri sei mesi di tempo nell’inchiesta sul commercialista accusato da diversi clienti, ma il numero è ancora parziale per difetto, di truffa, appropriazione indebita aggravata e falso materiale.

Il sostituto procuratore Sisto Restuccia ha prorogato le indagini, affidate alla Guardia di finanza, fino al maggio 2016. Obiettivo degli investigatori è quello di sentire le persone offese, e alleggerite nei conti in banca diventando debitrici inconsapevoli verso lo Stato, e svolgere altri accertamenti patrimoniali e documentali. Al momento sono sei le posizioni che il professionista (omettiamo il nome in attesa della chiusura dell’inchiesta) deve fronteggiare in un giro di mancati versamenti stimato in oltre un milione di euro.

La Guardia di finanza ha già eseguito alcuni sequestri documentali e sentito i primi ex clienti (assistiti tra gli altri dai legali Callaioli, Niccoli, Bibolotti) firmatari della querela. Il commercialista, pisano, di 64 anni, difeso dall’avvocato Francesco Marenghi, è finito sotto inchiesta dopo le denunce di chi pensava di aver saldato i propri conti per Irpef e Inps, ma si è ritrovato il nome stampato sulle cartelle di Equitalia. Si tratta di imprenditori e professionisti pisani, tra cui un pediatra che nel tempo ha dato al commercialista almeno 200.000 euro. Soldi che, stando alle querele, non sarebbero mai finiti nei forzieri dello Stato. Che, però, li ha chiesti sotto forma di intimazioni e solleciti ai contribuenti ritenuti infedeli. Il periodo preso in esame nelle denunce copre diversi anni a ritroso nel tempo. Solo quando hanno scoperto che le somme versate al commercialista non venivano impiegate per rispettare le pendenze con fisco e previdenza, i privati prima hanno chiesto conto dei mancati versamenti e poi si sono rivolti agli avvocati.

La pubblicazione della notizia il 25 settembre sul Tirreno ha convinto altri clienti a controllare bene i propri rapporti e, una volta compreso il “buco”, anche loro hanno deciso di sporgere querela. Scadenze tributarie e saldi contributivi che i clienti pensavano di aver definito dopo aver dato i soldi all'indagato e che, invece, non erano mai stati onorati. E quando sono arrivate le comunicazioni, anche sotto forma di intimazioni al pagamento da parte di erario e casse previdenziali, i clienti dello studio hanno scoperto di essere diventati debitori incolpevoli e, soprattutto, inconsapevoli. In alcuni casi, grazie alla domiciliazione nello studio del commercialista, l'arrivo delle cartelle esattoriali di Equitalia non veniva portato a conoscenza dei destinatari. Per altre situazioni, la sgradita corrispondenza esattoriale veniva rubricata dal professionista come le "solite" cartelle pazze all'italiana e che ci avrebbe pensato lui a sistemare tutto. Come, però, non lo spiegava. In realtà, secondo l'accusa, presentava una richiesta di rateizzazione apponendo la firma del debitore.

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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