Sicurezza
Biblioteca provinciale nelle mani dell’Ateneo
Accordo sugli otto dipendenti, punto interrogativo sui libri
PISA. Che fine farà la biblioteca provinciale? Il punto interrogativo è doveroso e attuale. Così come un altro interrogativo va messo sul notevolissimo patrimonio di libri, riviste e giornali. Tutto discende dalla riforma Delrio, che inquadra la cultura come una «funzione non più fondamentale» delle Province. Un “peso” contabile da tagliare. Per la Regione Toscana altrettanto. Un bel problema sotto diversi punti di vista.
Almeno quello del personale si può considerare risolto, visto che sarà assorbito dall’Università di Pisa. Invece dall’1 gennaio non è per niente chiaro quello che accadrà ai servizi della biblioteca, una storia iniziata nel 1972 quando venne istituito il centro di documentazione per le autonomie locali (con sede nei locali dell’amministrazione provinciale), trasformato dopo un lungo lavoro in un moderno centro bibliografico di informazione e documentazione che, dal 1982, ha sede nel complesso scolastico Concetto Marchesi.
Da venerdì scorso il personale (otto unità), dopo un accordo con la Provincia, è in «comando presso l’Università» e «per sei mesi, eventualmente prorogabili». Un’eventualità che si concretizzerà nell’ambito delle procedure di mobilità tra enti. Tutti i dipendenti hanno accettato, mentre altri due andranno in pensione entro fine anno. Alcune conseguenze sono inevitabili: la prima è un ridimensionamento delle attività e degli orari di apertura della biblioteca. Fino al 31 dicembre, infatti, gli otto lavoratori saranno impegnati per metà tempo nella biblioteca provinciale e per l’altra metà nelle biblioteche universitarie di assegnazione. Dal giorno successivo, il rischio per le decine di abituali frequentatori della biblioteca è di trovare le porte sbarrate, ma Provincia e Ateneo continueranno a cercare una soluzione.
D’altra parte, la riforma Delrio ha stabilito che la cultura non rientra più tra le funzioni delle Province (che perdono la competenza sui sistemi bibliotecari e museali), né è stata inclusa tra quelle passate alla Regione a seguito dell’approvazione della legge regionale di riordino delle funzioni esercitate dalle Province. Salvaguardati i livelli occupazionali, restano dunque da capire la sorte del vasto patrimonio librario della biblioteca e il suo utilizzo da parte del pubblico. Un’ipotesi definita concreta è quella dell’interessamento dell’Università per una sua acquisizione. Ci sarebbe poi un’altra carta: il recente maxi-emendamento al decreto enti locali 78/2015 che prevede il passaggio degli istituti di cultura delle Province al ministero dei Beni culturali insieme a determinate (poche) unità di personale.
La biblioteca pisana - la sola della Toscana, insieme alla Moreniana di Firenze, specializzata nel settore delle scienze giuridiche, economiche e sociali con particolare riferimento ai temi dell’amministrazione pubblica e del diritto nazionale, degli enti locali e comunitario - è stata inserita nell’elenco degli istituti di cultura che dovrebbero passare al Mibact (la scadenza per l’inserimento era lo scorso 31 ottobre), ma da Roma non è arrivata alcuna risposta. Una voce in difesa della biblioteca provinciale si è levata con una raccolta firme e la pagina Facebook dal titolo “Iostoconlabiblio” attivate dagli utenti.
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