Gioco
Entro l’anno si saprà il destino del Credito Cooperativo di Cascina
Sta per finire il lungo periodo di amministrazione straordinaria Decisivo lo sviluppo dell’inchiesta sull’ex dg Vincenzo Littara
CASCINA. Entro la fine dell’anno il destino della Banca di credito cooperativo di Cascina dovrebbe essere deciso. Sta per finire il lungo periodo di amministrazione straordinaria per «ripristinare la sana e prudente gestione della Bcc con l’adozione di tutte le misure necessarie a garantire la regolarizzazione dell’attività aziendale e la piena tutela dei diritti dei clienti e dei creditori sociali». E se dal Tribunale del Riesame l’inchiesta della Dda di Firenze è uscita ridimensionata per quanto riguarda i rapporti tra l’imprenditore pisano Andrea Bulgarella e Unicredit, tutta la parte che riguarda la banca di Cascina e il reato di appropriazione indebita commesso da Bulgarella in concorso con Vincenzo Littara, ex direttore generale della Bcc cascinese, è stata confermata.
I giudici fiorentini hanno infatti annullato i sequestri di documenti e atti nei confronti del vicepresidente di Unicredit Fabrizio Palenzona, indagato nell’inchiesta della direzione distrettuale antimafia portata avanti dai carabinieri del Ros. Il sequestro era stato disposto ipotizzando i reati di associazione a delinquere con l'aggravante di aver favorito la mafia. Gli stessi giudici del riesame hanno però confermato i sequestri che riguardano la “banchina” cascinese, sulla cui gestione precedente al commissariamento ci sono molti dubbi. I rapporti che emergono tra Bulgarella e Littara, con le intercettazioni «certamente amichevoli e cordiali, con frequenti contatti e incontri tra i due indagati», hanno fatto emergere che la figlia di Littara sarebbe stata ospitata in un albergo in Sicilia del gruppo Bulgarella e che il figlio avrebbe acquistato da Bulgarella immobili a prezzo inferiore rispetto a quello di mercato. Su questi aspetti i difensori di Bulgarella, che tra l’altro ha chiesto di essere sentito dal pm che conduce l’inchiesta, ritengono che ci siano margini di difesa. Da quel che emerge dagli atti dell’inchiesta è che in qualche modo Littara avrebbe favorito con la concessione di fidi le aziende del gruppo che fa riferimento all’imprenditore di Trapani. Alcune di queste operazioni poi sono finite sotto la lente di ingrandimento per una presunta violazione della normativa sull’antiriclaggio (per questo c’è anche una sanzione di Bankitalia) e successivamente è iniziata l’ispezione che ha portato al commissariamento della banca stessa, ora vicina ad essere ceduta ad un altro istituto bancario.
«Littara non ha subìto il sequestro e quindi non poteva presentare richiesta di riesame – spiega l’avvocato Anna Francini, difensore dell’ex funzionario di banca –. Una distonia del sistema che prevede che non si possa reagire ad una perquisizione che si subisce se essa non è seguita da un sequestro». A Cascina i carabinieri hanno sequestrato un pc che era in uso al direttore ma che non era di sua proprietà e che è al vaglio della Procura.
« Littara è uscito dalla banca oltre un anno fa e non avendo niente da nascondere né alcun rapporto privilegiato con Bulgarella, non aveva ragione per detenere documenti relativi ai rapporti dell'imprenditore con la banca», aggiunge l’avvocato. «Quello che ora resta è un addebito incomprensibile ed invero non dettagliato, come osserva il tribunale del riesame, che apparirà in tutta la sua infondatezza». Secondo il difensore «emergerà infatti che tutte le operazioni sono state realizzate nell’interesse della banca, tant'è vero che Littara ha sempre agito con l'autorizzazione del consiglio di amministrazione». La difesa di Littara ha un sospetto: che l'indagine abbia condizionato il commissariamento e non l'inverso. Infine, l’avvocato spiega che «la figlia di Littara si è pagata le vacanze e la società, di cui il figlio non è nemmeno presidente, ha realizzato un'operazione immobiliare pulita, trasparente, verificabile e a prezzo congruo».
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