Il Tirreno

Pisa

«Voglio il ministro a Pisa»

di CRISTIANO MARCACCI
«Voglio il ministro a Pisa»

Il sindaco intende organizzare un convegno nazionale sulla sicurezza urbana

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di CRISTIANO MARCACCI

In un momento in cui la cronaca nera e i resoconti di furti violenti e rapine conquistano i titoli più importanti delle pagine della stampa cittadina fa discutere, e non poco, la notizia secondo cui a partire da domani sarà ridotto da 35 a 30 unità il numero dei paracadutisti utilizzati nei servizi di controllo in città. Il primo a manifestare delusione è ovviamente il sindaco di Pisa Marco Filippeschi.

. Sindaco Filippeschi, proprio pochi giorni ha lei ha rivolto l’ennesimo appello al Ministero dell’Interno affinché la città di Pisa venga dotata di un maggior numero di forze dell’ordine, carabinieri e poliziotti in testa. Per tutta risposta, però, è arrivata la notizia che i militari dell’Esercito impegnati in centro nell’ambito del progetto “Strade sicure” caleranno da 35 a 30. La giudica anche lei un affronto a Pisa e alle legittime richieste di istituzioni locali e cittadini?

«Non c’è dubbio che piova sul bagnato. Siamo sempre di più in una situazione in cui viene clamorosamente negato il principio di parità dei cittadini. Occorre prenderne atto. La riduzione dei militari rappresenta senza dubbio un ulteriore segnale negativo, anche se la presenza dell’Esercito in città è legata ad un provvedimento straordinario e provvisorio. Ma non c’è dubbio che Pisa è “vittima” di un sistema di ripartizione delle forze a disposizione in parti uguali su situazioni diseguali. A fronte di un’esigenza di tutela commisurata ai problemi della città, non si vede assolutamente riconosciuto alcun diritto. L’altro giorno, nell’intervista al Tirreno, il questore Alberto Francini, il cui valore di uomo di Stato e la cui professionalità sono riconosciuti all’unanimità a livello nazionale, è stato molto chiaro: le dotazioni delle forze dell’ordine sono inferiori rispetto alle necessità. Prima di lui, le stesse cose sono state più volte evidenziate dai questori e dai prefetti che si sono succeduti nel tempo a Pisa».

Per dirla con un titolo del Tirreno di qualche giorno fa, se il ministro Alfano continuerà a fare orecchie da mercante come vi comporterete?

«Bisogna continuare a fare pressione, tutti insieme e tutti uniti. Occorrerà pensare a qualche iniziativa, anche perché, obiettivamente, non sono tante le città in Italia a soffrire di certi squilibri. A Roma devono convincersi che ci vuole uno sforzo di approfondimento, applicando un metodo meno burocratico e più ancorato alla realtà. Anche perché è lo stesso governo, tempo fa, ad aver firmato il “Patto per la sicurezza”. Capisco che le statistiche sono positive e che certi reati sono in calo, ma questo non cambia le situazioni critiche esistenti e la percezione d’insicurezza dei cittadini».

A proposito di Alfano, il ministro sta lavorando ad un disegno di legge sulla sicurezza urbana. Potrebbe essere d’aiuto?

«Venerdì ero a Torino all’assemblea dell’Anci (Associazione Nazionale Comuni d’Italia, ndr) ed era presente proprio il ministro dell’Interno, il quale ha parlato della nuova legge. Cercherò con tutte le mie forze d’inserirmi nel percorso che accompagnerà al varo della legge, magari rappresentando anche le altre città italiane simili a Pisa, cioè hanno una funzione spiccatamente metropolitana, con gli stessi problemi quindi di città molto più grandi, ma al contempo hanno dotazioni inadeguate di forze dell’ordine. Inoltre, ci sarà da coinvolgere e impegnare i parlamentari eletti localmente quando la legge passerà dalla commissione. Una cosa è certa: ci sarà bisogno di alzare il tiro dell’iniziativa».

A cosa pensa concretamente?

«Proprio in riferimento alla nuova legge che sta preparando Alfano, penso ad esempio alla possibilità di organizzare a Pisa un convegno nazionale sulla sicurezza delle città. Potrebbe essere l’occasione per avere qui lo stesso ministro oppure un suo autorevole rappresentante, come ad esempio un sottosegretario, con cui discutere di un vero piano di sicurezza urbana, basato però non sulla teoria, bensì sulla pratica e sulla realtà. A Pisa hanno sempre mandato grandi uomini di Stato ed esperti di ordine pubblico, come Dalla Rocca, vice capo della polizia, l’ex prefetto Tagliente, già questore di Roma, l’attuale prefetto Visconti, considerato una figura di punta a livello ministeriale, e il vice comandante dell’Arma Del Sette. Quindi, da questo lato c’è sempre stato un riconoscimento della complessità della realtà pisana, dall’altro però da questa gente non si possono pretendere i miracoli. Bisogna metterli nelle condizioni di operare al meglio secondo le loro potenzialità».

Nella riunione del comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico il prefetto ha nuovamente chiesto al dirigente della polizia municipale di organizzarsi per prevedere pattuglie anche notturne. Ce la farete ad accontentarlo?

«Vedremo di fare il possibile, ma la coperta è indubbiamente corta. Con il prefetto ci siamo sempre trovati d’accordo sul fatto di estendere i servizi dove ci sono le maggiori necessità. Per quanto riguarda i vigili urbani ricordo che avevamo delle concrete possibilità di assunzione di nuovo personale, ma, come noto, è stato tutto bloccato dal decreto “Enti locali”, che ci obbliga ad aspettare prima il completamento del riutilizzo del personale dell’amministrazione provinciale».

Dopo il sopralluogo avvenuto nei giorni scorsi, il questore ha evidenziato la necessità di dotare di telecamere il percorso turistico che da via Pietrasantina arriva in zona Duomo. Ci saranno le risorse?

«Se a Roma non la sciupano, la nuova legge di stabilità del governo Renzi penso possa rappresentare l’occasione giusta per riaprire alcuni canali d’investimento. Ritengo che il Comune sia in grado di dare un contributo per migliorare il percorso turistico, così anche da liberare forze ed energie per aumentare i servizi di controllo da parte di polizia e carabinieri nella zona della stazione e di piazza delle Vettovaglie».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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