Attenzione
Intanto si prepara la nuova legge
Pene più severe per writer, parcheggiatori abusivi e contraffazione
PISA. “Rivalutare il potere di ordinanza dei sindaci, dare loro più poteri come anche alle forze di polizia, che agiranno in base a norme più severe contro il degrado, anche attraverso lo strumento dei regolamenti di polizia urbana, e valorizzare i comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza pubblica”.
È questo l'asse del disegno di legge sulla sicurezza urbana a cui sta lavorando il ministro dell’Interno Angelino Alfano. «L'obiettivo primario – ha detto Alfano ai sindaci riuniti a Torino all’assemblea dell’Anci – è fare delle nostre città città più sicure, ma anche garantire ai cittadini la percezione della sicurezza. Ci sono infatti una serie di fenomeni come i writer, i parcheggiatori abusivi, la contraffazione e l’abusivismo commerciale e il racket dell'accattonaggio, per i quali s’intende individuare altre fattispecie di reato nell'ambito del disegno di legge».
Quindi, più potere ai sindaci per la tutela dei cittadini e per il contrasto al degrado urbano, con la possibilità di mettersi in rete tra comuni per servizi di sicurezza condivisi. Nella bozza di disegno di legge sulla sicurezza urbana sono previsti anche altri provvedimenti. Per esempio, l’arresto differito e una pena da 2 a 5 anni di carcere per i manifestanti che fanno uso di caschi protettivi o di altri mezzi che impediscono il riconoscimento; lo stesso vale per chi nei cortei usa razzi, bengala, oltre, ovviamente, a bastoni, mazze, e oggetti contundenti. Altri contenuti nella bozza di disegno di legge: uno speciale Daspo (divieto di accedere a discoteche e locali) agli spacciatori; braccialetto elettronico per chi commette “reiterate violazioni” del foglio di via.
La bozza del disegno di legge sulla sicurezza urbana, dopo la discussione con l’Anci, sarà sottoposta al voto nell’assemblea dei Comuni. I sindaci appaiono però freddi rispetto alle prime proposte. «Senza risorse economiche – dicono – non serve a nulla». Si annuncia battaglia anche tra i sindacati di polizia, che invocano le telecamere sui caschi degli agenti impegnati nell’ordine pubblico ma non il numero identificativo, fosse anche solo di gruppo, perché esporrebbe i poliziotti a pericoli concreti.
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