Il Tirreno

Pisa

un corso per medici e operatori del settore

Cannabis terapeutica, è a rischio la patente

di Gian Ugo Berti

PISA. La Toscana fa scuola nell’uso terapeutico della cannabis (dolori cronici come mal di testa, di schiena , disturbi del sonno, fibromialgia). Sabato, a Pisa, si svolgerà il primo corso nazionale...

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PISA. La Toscana fa scuola nell’uso terapeutico della cannabis (dolori cronici come mal di testa, di schiena , disturbi del sonno, fibromialgia). Sabato, a Pisa, si svolgerà il primo corso nazionale per medici ed operatori del settore. Ad ogni medaglia, però, il proprio rovescio. La nuova legge regionale va avanti: lo dicono i numeri, lo dice la qualità dello stato di salute dei pazienti. Ma i punti deboli ci sono: il rilascio o il rinnovo della patente di guida, ad esempio. Non si fa distinzione fra chi usi la cannabis per piacere e chi per curarsi talune, anche gravi, malattie. Risultato: chi ne fa un uso terapeutico può essere costretto a sospenderla e dunque a non potersi curare. Qualcosa va rivisto. È il pensiero di Paolo Poli, presidente della Società Italiana Ricerca Cannabis e membro del Centro Interdipartimentale di Ricerca sull’Health Thecnology Assessmen dell’Università di Pisa.

Cos’è cambiato sul piano legislativo? Ci sono state modifiche, miglioramenti?

«A febbraio una delibera della Regione ha approvato la possibilità per qualsiasi medico di prescrivere una terapia a base di cannabinoidi anche in prima visita, contrariamente a ciò che avveniva prima per cui la prescrizione poteva essere fatta esclusivamente dallo specialista. Rimane di competenza esclusiva dello specialista la richiesta del piano terapeutico per la dispensazione della cannabis da parte della farmacia ospedaliera».

C’è qualcosa da migliorare?

«Il decreto legislativo 59/2011 stabilisce che la patente di guida non deve essere rilasciata né rinnovata al candidato o conducente che faccia uso di sostanze psicotrope o stupefacenti, qualunque sia la categoria di patente. La legge al momento non distingue tra uso ludico e terapeutico per cui i nostri pazienti non sono tutelati ed hanno problemi al rinnovo. È auspicabile che la legge tuteli chi fa uso di cannabis a scopo terapeutico e a questo scopo abbiamo accolto nella nostra società scientifica avvocati e giuristi».

Quali sono i punti deboli della legge?

«La non distinzione tra uso ludico e terapeutico. I pazienti con terapia a base di cannabinoidi possono incorrere nelle stesse sanzioni di chi fa uso di cannabis per divertimento. Molti dei pazienti sono costretti a sospendere oppure decidono di non assumere la terapia ovvero a non curarsi. Nel primo semestre di quest’anno i pazienti sono aumentati. La diffusione, tramite i media, della notizia che in Toscana è possibile la prescrizione della cannabis a uso terapeutico ha fatto aumentare gli accessi di circa il 30%. La conferma sta nel fatto che i nuovi pazienti arrivano con richiesta di terapia a base di cannabinoidi».

Quanti pazienti seguite? Quanti vengono da altre regioni?

«I pazienti in trattamento in Toscana sono più di 1.000. Oltre il 60% sono donne che soffrono di cefalea e fibromialgia e che non avevano trovato scelta con i trattamenti precedentemente usati. L’età media è di circa 60 anni con un divario che va da 27 a oltre 80. Dopo tre anni di esperienza possiamo dire che la terapia è efficace e sicura anche nell’anziano. I pazienti provenienti da fuori regione sono aumentati del 34%».

Verso quali malattie è utile?

«Con tutti i tipi di dolore cronico: mal di schiena, dolore post-herpetico, algodistrofia, mal di testa, fibromialgia, sclerosi multipla, dolore oncologico. Molti pazienti che non avevano trovato beneficio dai precedenti trattamenti hanno avuto buoni risultati grazie all’effetto miorilassante e antinfiammatorio della sostanza. In generale abbiamo avuto buoni risultati sull’ 80% dei pazienti, soprattutto affetti da sclerosi multipla e sui pazienti oncologici per i quali è un ottimo adiuvante per controllare nausea e vomito dovuti a chemioterapia. Oltre che sul dolore, ha effetti positivi sul sonno. Pazienti con dolore cronico non hanno un sonno ristoratore, con effetti negativi sul dolore e sull’umore. Grazie alla cannabis quasi la totalità ha un miglioramento nella qualità e quantità del sonno e della qualità di vita. L’abbiamo usata su pazienti anziani con Alzheimer e Parkinson per favorire il riposo notturno con buoni risultati e senza effetti collaterali. Nessun paziente ha manifestato condotte di abuso».

È cambiata la cultura della terapia del dolore fra i medici, visto che siamo agli ultimi posti in Europa per l’uso d’oppioidi?

«La cultura sta cambiando ma, come è successo anni fa con gli oppioidi, ancora oggi quando parliamo di cannabis non si è liberi dal pregiudizio di cannabis come droga, sia da parte dei pazienti che dalla classe medica».

Una storia che vi abbia colpiti sul piano umano.

«La storia di ogni paziente è importante, ma quando riusciamo a aiutare le persone giovani ci sentiamo particolarmente soddisfatti. Grazie alla terapia siamo riusciti a restituire una vita normale ad una giovane ragazza di vent’anni che, a causa del dolore, non riusciva più a uscire di casa e adesso sta con gli amici e probabilmente ricomincerà l’università».

Qual è il vostro futuro?

«Sabato a Pisa si svolgerà il primo corso nazionale sul corretto uso della cannabis. Abbiamo fondato a Pisa la Società Italiana Ricerca Cannabis riunendo diverse professionalità, dal medico al farmacista al biologo allo psicologo all’ esperto di discipline giuridiche ed economiche. Il triennio di sperimentazione ha portato a risultati per le malattie del sistema nervoso, le cefalee, il dolore neuropatico e le fibromialgie, aprendo nuovi orizzonti ed ampie possibilità di studi sulla risposta genetica del paziente all’uso della cannabis».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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