Toscana
Visite private: ancora guerra primari-Aoup
Pazienti a pagamento ricoverati di sabato quando gli uffici non possono riscuotere
PISA. Gli infermieri in reparto mugugnano: «Il sabato dovrebbe essere riservato alle emergenze. E a quelle della “sanità pubblica”, non ai ricoveri della libera professione». E da qualche tempo storcono il naso anche gli amministrativi. Piccoli “sabotaggi”, li chiamano a Cisanello. Per i medici che da mesi invece chiedono di poter tornare alla Casa di Cura di San Rossore a svolgere la libera professione, si tratterebbe soltanto di un’ulteriore dimostrazione di quanto il policlinico non sia ancora attrezzato a riassorbire visite e interventi chirurgici che fino a giugno scorso venivano effettuati nella clinica di via della Cascine.
Materia del contendere, il pagamento delle prestazioni in intramoenia. Il regolamento è chiaro: il paziente deve saldare il 90% della parcella al momento del ricovero. Solo che il sabato gli uffici sono chiusi, non possono riscuotere. Così è successo che qualcuno non abbia pagato o l’abbia fatto in ritardo. Non una cosa da poco, perché l’Azienda ospedaliera e universitaria trattiene una percentuale ai medici per i costi di utilizzo di macchinari e sale operatorie. Insomma, i camici bianchi in qualche caso starebbero rinunciando alle parcelle pur di mettere in difficoltà l’Aoup.
In questi giorni sta andando in scena così un nuovo scontro al policlinico pisano fra l’azienda guidata da Carlo Tomassini e alcuni dei luminari - alcuni sono primari importanti - che a luglio sono stati costretti a rientrare all’interno delle mura ospedaliere per svolgere l’attività privata. Frizioni, tira e molla burocratici, più che altro, ma che segnano la vigilia della prima vera udienza sul ricorso presentato al giudice del lavoro da una ventina dei trenta camici bianchi costretti al controesodo in forza di una delibera interna.
Contro quell’atto, la strategia di professori e dottori di Cisanello è chiara: all’interno dell’ospedale - sostengono - il percorso di accesso alle cure in intramoenia (cioè operazioni, visite ed esami svolti dai professionisti in regime di libera professione) non è «distinto e separato» da quello pubblico così come prescrive la legge Balduzzi, il puntello normativo e giuridico su cui ha agito la Regione per chiedere alle Asl e alle aziende ospedaliere e universitarie di interrompere le relazioni con le cliniche private e far rientrare i propri medici; dunque la strada è una sola, il ritorno a San Rossore.
E un’altra conferma di inadeguatezza strutturale in questi giorni la starebbero offrendo anche i casi (non molti, per la verità) di pazienti reclutati in libera professione di sabato.
«Non mi risultano casi eclatanti - dice Carlo Milli, direttore amministrativo dell’Aoup - Alla mia attenzione, ad esempio, è arrivato un solo paziente che era stato ricoverato in urgenza e poi peraltro assistito non in libera professione ma all’interno del percorso pubblico».
Schermaglie, insomma. Anche se decisivo per decidere dell’eventuale sospensiva della delibera aziendale sarà il giudizio sulla reale distinzione fra “pubblico” e “privato” in corsia. Per garantirla, l’Aoup ha messo a disposizione una stanza in ogni reparto. A Firenze, per vincere un contenzioso simile, Careggi ha realizzato una piccola clinica all’interno della cittadella delle cure. A Cisanello per ora quella non esiste.
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