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«La nostra casa resta uno scempio»

«La nostra casa resta uno scempio»

L’intervento di Maria Teresa Corti: «Il 17 dicembre perdemmo tutto»

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SAN GIULIANO TERME. «Oggi la nostra casa è uno scempio, una vergogna a cielo aperto. C’è ancora il costone che incombe sulla proprietà. Non è stato rimosso neanche un cucchiaio di terra».

Con queste parole, Maria Teresa Corti, ha parlato della situazione vissuta dalla sua famiglia dopo la frana che distrusse la loro casa in via Fattori a Ripafratta. Era il 17 dicembre 2014 e per un miracolo tutti gli abitanti riuscirono a mettersi in salvo, prima che una valanga di terra e sassi travolgesse una vita di ricordi. C’era anche la famiglia Grassotti tra il pubblico che ha seguito il consiglio comunale di giovedì 8. Corti è intervenuta dopo l’esposizione della relazione finale dei lavori della commissione. «Ci tengo a ringraziare tutti i commissari. Ringrazio il sindaco perché si è impegnato molto anche a livello umano – ha esordito –. Sono venuta io a parlare perché mio marito è molto abbattuto dal punto di vista morale. Noi abbiamo perso la casa, la proprietà, tutto ciò che c’era dentro, i ricordi che avevamo e anche il nostro modo di vivere. Mio marito, per esempio, curava il suo orto, amava l’agricoltura biologica, fare il vino. Immaginate di uscire di casa e di non trovarla più quando tornate». Le parole di Corti vanno dritte al cuore. Se da un lato il Comune si è dato da fare istituendo la commissione di indagine, dall’altro questa vicenda non può non lasciare l’amaro in bocca. «Alcuni ci hanno detto che non avevamo comunicato niente al Comune – ha aggiunto Corti –. Dopo la prima frana sono intervenuti i vigili e la zona è stata transennata. Noi eravamo sicuri perché il terreno è privato e sapevamo che il suo proprietario aveva un geologo di fiducia. Non era compito nostro aiutare il Comune».

La famiglia Grassotti, a un anno dall’evento che ha rivoluzionato a dir poco la loro esistenza, è tornata a vivere in un’altra località. «Ci siamo ricostruiti una vita in un altro posto e totalmente a spese nostre. Abbiamo potuto contare solo su ciò che avevamo e su quello che ci hanno dato i parenti. La situazione della proprietà a quasi un anno dalla frana è identica. Tutto è rimasto uguale. Nei quindici giorni successivi alla frana una ruspa ha rimosso una pericolosità del costone. Poi nient’altro. Noi dobbiamo ancora aspettare che venga rimossa la terra, che non è nostra. Là sotto c’è ancora tutto e per recuperarlo dovremmo spendere 40.000 euro. Una cifra che noi non abbiamo, noi dobbiamo continuare la nostra vita e puntare avanti. La frana avvenne a una settimana dal Natale 2014 e Corti racconta quei giorni citando la poesia di Primo Levi, “Se questo è un uomo”: «In quei giorni giravamo in macchina, senza sapere dove andare. Il momento peggiore era la sera: alle 17 è già freddo e buio, ci sono le vetrine decorate e si ha voglia di tornare a casa. È umano. Poi pensi che non hai più una casa. Nella famosa poesia di Levi si legge: “voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case”. Ecco immaginate voi cosa abbiamo provato». (s.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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