La protesta
Lo sfregio viene pure legittimato
Un consiglio comunale non dovrebbe mai diventare ostaggio di piccole ripicche e vendette di parte, di opportunismi o imperdonabili cadute di stile
PISA. Un consiglio comunale non dovrebbe mai diventare ostaggio di piccole ripicche e vendette di parte, di opportunismi o imperdonabili cadute di stile.
Entro un certo limite, un'assemblea cittadina può diventare però il campo (simbolico) di battaglie politiche e di rappresentanza da combattere anche attraverso l'applicazione rigida di regolamenti burocratici.
Ieri ogni soglia di sopportazione è stata superata e, per la seconda volta in pochi giorni, la Sala Regia di Palazzo Gambacorti è diventata il luogo di un'offesa pubblica, l'immagine lampante della distanza che divide ormai i cittadini da chi li rappresenta.
All'indomani di una delle sedute più infuocate e difficili per la legislatura, nessuno dei consiglieri Pd avrebbe dovuto concedersi il quarto d'ora accademico. E nessuno, fra i membri delle opposizioni, avrebbe dovuto utilizzare escamotage di bassa lega per interessi di parte.
Perché ieri in gioco non c’era una parte ma il tutto, non la materia (le delibere da approvare, le interrogazioni da presentare) di cui è fatta la cosa (il consiglio) ma la cosa stessa, dunque la democrazia.
Martedì, l'assemblea - luogo della discussione e della rappresentanza - era diventata il teatro di una sguaiata invasione, l’emblema della comunità era stato calpestato, assaltato da metodi antidemocratici. Il compito della politica doveva essere quello di riportarla alla sua funzione originaria, ribadendo che alla pancia la democrazia risponde sempre con la testa, che dal rigurgito della conservazione ci si salva soltanto con la ragione.
Allora sì, si poteva dire che la politica - quella vera - è assolutamente preferibile alle divise e ai blindati, è più forte e più bella.
Adesso però non valgono a nulla le scuse, i distinguo e le precisazioni dell’ultimo minuto. Non serve neppure ricordare che i consiglieri comunali, a Pisa, percepiscono 32 euro lordi a seduta e che qualche minuto di ritardo per chi sacrifica le sue giornate di lavoro per la comunità è giustificabile.
No. Hanno prevalso l’ipocrisia, il menefreghismo, lo scialo, perfino un uso infantile delle istituzioni. Insomma ancora una volta ha prevalso la casta. O meglio, si è offerto alla morale populista e facilona del “tanto sono tutti uguali” e del “io me ne frego, sono tutti ladri” un episodio da aggiungere alla lista delle ovvietà sciorinate dall’antipolitica.
Non solo si è perso un’occasione, ma in qualche modo si è legittimato uno sfregio. E non sarà facile ricucirlo.
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