Italia
Bulgarella story: la dinamite davanti a casa, poi la fuga e gli affari a Pisa
Siciliano di Erice, raccontò di aver subito attentati e di essere perseguitato. «Venni in Toscana perché le istituzioni non mi lasciarono cambiare le cose»
PISA. Strade e alberghi, ma anche trasporti marittimi e costruzioni residenziali. Andrea Bulgarella è cresciuto a pane e mattone. Per lui è un vanto alimentato da una storia familiare-imprenditoriale iniziata nel 1902 con il nonno, da cui ha preso il nome. Un uomo del fare che ha voluto celebrare la sua concretezza con una pubblicazione agiografica dal titolo “Da oltre cento anni costruiamo il futuro”. Una crescita esponenziale quella di Bulgarella da quando negli anni Novanta lascia Erice e la Sicilia per stabilirsi a Pisa.
Il portafoglio immobiliare messo insieme con operazioni spesso a debito (non ripagato) ha una localizzazione geografica che spazia sull’intero territorio nazionale con almeno 3.000 persone occupate tra dirette e indotto. L’imprenditore è stato sempre accompagnato da un alone di mistero sulla presunta vicinanza a “Cosa Nostra”, ma più per un’equazione socio-geografica d’accatto che per riscontri certi. L’indagine della Dda di Firenze cerca ora di portare quelle prove che metterebbero in relazione l’espansione sprint di Bulgarella con i buoni uffici della mafia. Tanto mattone in giro per l’Italia, ma scarsa liquidità in cassa. È sempre stata questa l’immagine di uno sviluppatore immobiliare che è stato presidente del Trapani calcio e per un breve periodo nel 2008 anche socio di Leonardo Covarelli nel Pisa.
Personaggio diretto che sa muoversi nei palazzi della politica e del potere in genere dove viene ascoltato e si fa ascoltare. Ha costruito molto a Pisa. Sono in corso i cantieri Frati Bigi e nella colonia Vittorio Emanuele II a Calambrone. Il Tower Plaza sul viale delle Cascine a Pisa è uno dei gioielli del suo patrimonio. Qualcosa non è andato in porto. Le Torri a Cisanello restano un pugno nell’occhio. Uno scheletro che resterà associato al nome del costruttore. Una iattura per chi può dirsi orgoglioso di un impero tra hotel (almeno 25), residence nel settore turistico e società marittime che copre tutto lo stivale. L’inchiesta turba anche l’amministrazione. Il sindaco Marco Filippeschi distingue il perimetro temporale dell’azione di Bulgarella. E afferma: «Purtroppo mi pare un'indagine molto seria. Durante la mia amministrazione non ci sono state nuove iniziative da parte sua. Anche le previsioni edificatorie delle due Torri erano già evidenti dagli inizi degli Duemila. Ora siamo preoccupati per le opere che rischiano di rimanere incompiute a partire proprio dalle Torri. Esprimiamo piena fiducia nella magistratura».
[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.12233898:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2015/10/09/news/quei-dubbi-degli-inquirenti-sui-tanti-milioni-spesi-a-livorno-1.12233898]]Nel 2000 in aula a Trapani Bulgarella fu testimone in un processo di mafia: «Nessuno chiede di pagare il pizzo ad uno che nel 1985 denunciò gli appalti pubblici falsi della provincia. A voce alta ho sempre detto che continuerò a lavorare solo fino a quando resterò un uomo libero». L'imprenditore confermò di aver subìto una serie di attentati che lo indussero a trasferire le proprie attività in Toscana. «Volevo cambiare le cose ma, purtroppo, non ho avuto l'appoggio delle istituzioni – disse –. Nel 1990 trovai 50 kg di dinamite all'ingresso della mia abitazione. Sono rimasto libero ma ho pagato un caro prezzo: la mia impresa edile non effettua più lavori pubblici». Nel 2005 in un’intervista concessa alla trasmissione Rai, Report dal titolo “La mafia che non spara”alla domanda della giornalista se avvertiva il peso della mafia sul suo lavoro rispose: «Lei non mi può fare questa domanda perché è una cosa lunga, una cosa che possiamo perdere giornate. Ma io non l'ho mai sentito il peso della mafia».
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