Il Tirreno

Pisa

«Le scuse? Solo alla città»

di Daniele Benvenuti

I bancarellai: nessuna minaccia al sindaco, non abbiamo da vergognarci

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PISA. Il giorno dopo il blitz in consiglio comunale, i bancarellai sono tornati nelle loro “tende” di piazza Manin. Una giornata come le altre con turisti a passeggio e venditori abusivi a ridosso dell’arco. Tutto normale, apparentemente, anche se gli strascichi della durissima contestazione al sindaco Marco Filippeschi sono ancora presenti tra gli ambulanti. «Chiediamo scusa alla città per l’occupazione del consiglio comunale, ma dalla città chiediamo anche comprensione – commenta Gianmarco Boni, presidente del consorzio dei bancarellai del Duomo -. In ballo c’è il futuro di 44 attività che non hanno più alcuna certezza. Da qui la nostra esasperazione esplosa martedì. Sicuramente abbiamo alzato i toni e qualche parola di troppo è scappata – spiega ancora -. Ma non abbiamo minacciato nessuno, né lanciato oggetti. Non abbiamo di che vergognarci. Squadrismo è una parola che non ci appartiene. Forse si sono dimenticati i modi con cui ci hanno mandato via dalla piazza, con polizia in tenuta antisommossa. Per riportare la legalità, avevano detto. Peccato che da quel momento il Duomo sia stabilmente occupato da venditori abusivi senza che nessuno alzi un dito”. Michele Puschi, anche lui storico bancarellaio con la madre che detiene la concessione più vecchia del mercato del Duomo, parla dell’attuale condizione in piazza Manin. «Qualcuno dice che i bancarellai non dovrebbero lamentarsi perché, rispetto ad altri, un lavoro lo hanno. Ma chi dice questo si dimentica che per oltre sette mesi siamo rimasti senza alcuna attività. Sette mesi in cui abbiamo dovuto pagare comunque tasse e spese. Non vogliamo essere meglio di altri – dice ancora Puschi – , vogliamo essere considerati lavoratori come gli altri. Siamo oltre 80 persone che hanno il posto di lavoro a rischio. Se eravamo una delle tante aziende in crisi, il Comune si sarebbe comportato uguale? Non avrebbe attivato tavoli per salvare il lavoro? Noi invece siamo bancarellai e dobbiamo stare zitti».

Ovviamente nel lungo muro contro muro tra ambulanti e Comune, gli episodi di martedì non contribuiscono a una soluzione concordata. Ma gli ambulanti credono che possano esserci margini di manovra. «La nostra posizione non cambia anche dopo i fatti di martedì – dice Stefano Perini, altro operatore della piazza -, a cominciare dalla volontà di acquistare il palazzo dei Trovatelli come sede definitiva. Il sindaco dice che non abbiamo ancora messo nero su bianco la proposta. Non è vero, abbiamo inviato all’Azienda ospedaliera una manifestazione di interesse. La firma sull’acquisto – dice ancora Perini – siamo pronti a metterla anche domani. Insieme alla firma di un protocollo (a questo punto anche con Regione e Soprintendenza) che ci consenta di rimanere in piazza dei Miracoli con strutture snelle e rimovibili ogni sera per il tempo necessario ai lavori dei Trovatelli. Disposti anche a concordare nel protocollo la tipologia di merce. Acquistare i Trovatelli rimanendo in piazza Manin sarebbe impossibile con gli attuali incassi”. E sul blitz in consiglio comunale intervengono anche le associazioni di categoria. «Pur comprendendo lo stato d’animo degli operatori del Duomo che in tutti questi mesi non hanno mai avuto nessun contatto vero con l’amministrazione comunale – dice Marco Sbrana, direttore Confesercenti Toscana Nord - condanniamo ogni forma di protesta che trascenda la normale dialettica. Non condividiamo queste forme estreme anche se dettate dall’esasperazione di quelle famiglie. Si rende quanto mai necessario adesso un dialogo vero e proprio con l’amministrazione visto che, ad esempio, le ultime notizie come la firma del protocollo con Regione e Soprintendenza, sono state apprese dalla stampa. Il sindaco riapra il confronto, coinvolgendo anche la Regione. Per il direttore di Confcommercio Federico Pieragnoli «al netto della disperazione di questi operatori, da troppo tempo abbandonati dalle istituzioni al loro destino e senza alcuna garanzia per il futuro, esistono dei limiti di rispetto tra le persone che non debbono essere mai e poi mai superati. Alla fine, certi comportamenti finiscono per compromettere la bontà e la legittimità delle istanze di coloro che a buon diritto rivendicano le loro giuste ragioni».

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