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Pisa

L’attaccamento alla piazza legata al valore delle licenze

di MARCO BARABOTTI ; ©RIPRODUZIONE RISERVATA
L’attaccamento alla piazza legata al valore delle licenze

Tra la città e le bancarelle c’è da sempre un rapporto d’amore e odio

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di MARCO BARABOTTI

Il rapporto dei bancarellai con la città ha vissuto momenti diversi: quasi di affetto, negli anni Cinquanta fino agli anni Settanta, poi, col passare del tempo, di indifferenza e anche di astio.

Se si parla di conflitto tra venditori e città, bisogna tornare indietro di un secolo e mezzo. Lungo il muro dello "Spedale vecchio" c'era una natura varia di commercianti: chi vendeva polli, chi la frutta e chi la verdura del proprio orto.

Alessandro Gherardesca si pose la domanda dal sapore neoromantico, cioè se la piazza dovesse tornare al suo candore circondata soltanto dai monumenti. In pratica se la piazza dovesse essere un po' più sporca ma viva con i suoi commercianti o, invece, un museo a cielo aperto pulito e silenzioso. E la risposta fu negativa per i commercianti di allora.

Tornando invece alla storia dello spostamento delle bancarelle di Piazza dei Miracoli, essa affonda le sue radici nel 1994 quando il decreto Ronchey stabilì che se ne dovevano andare. I commercianti fecero ricorso al Tar, vinsero e il Comune non impugnò, stabilendo che venissero traslocate quando fosse stata trovata una soluzione alternativa.

Il tutto con l'accordo dell'allora ministro Rutelli e con la soprintendenza. Intanto avevano stazionato per quasi settant'anni lungo le mura del vecchio ospedale, in un tira e molla negli anni, accompagnato da polemiche varie, a favore o contro. Diatriba sfociata più volte in consiglio comunale anche con toni molto concitati.

Perché tanto fervore di protesta dei bancarellai?

La vendita delle licenze, si vocifera, è di almeno 500mila euro: c'è chi dice assai di più. Difficile mollare un piatto così ricco per chi ha sborsato centinaia e centinaia di migliaia di euro per accaparrarsi un posto in piazza dei Miracoli.

Una volta si parlava di fortune nate intorno a queste attività: cospicui investimenti nella colonia pisana di San Teodoro di Sardegna e acquisti di tenute di caccia in Ungheria.

Oggi il "posto" è perlopiù in affitto a gestori extracomunitari, anche se gran parte delle proprietà delle licenze sono in mano a storiche famiglie pisane da diversi decenni.

Nella città degli inamovibili, i bancarellai sembravano i più inamovibili di tutti, ma alla fine per loro è venuto lo spostamento. Una vittoria del buonsenso che farà riscoprire ai pisani, terminato il restauro del museo delle Sinopie, la parte sud della piazza e per intero (i pisani non l'hanno mai vista) la bellezza della facciata dello Spedale di Santo Spirito.

«I sostenitori dell'inamovibilità che non sapevano più dove appigliarsi _aveva scritto un pisano anni fa sul nostro giornale _ hanno, fino all'ultimo e vanamente, sventolato la bandiera della tradizione e dei prodotti locali (come tirapugni, clave chiodate, gatti a nove code, boxer osé) di cui gli operatori ornano i loro punti vendita».

Risulta che il prodotto più venduto sia il Pinocchio ma anche clave e i pugni di ferro da turismo ultrà dalle curve di tutta Italia.

Fino ai recenti boxer con l'uso fallico della Torre che scandalizzarono l'arcivescovo e fecero interveni. re il sindaco. Ecco un altro motivo di disaffezione dei pisani nei confronti dei bancarellai.

Nell'imperversare del decreto Ronchey (le bancarelle di Pisa sono state le ultime a cadere) gli Amici dei Musei uscirono allo scoperto con una loro proposta basata sull'abbattimento del muro di cinta del Santa Chiara sul lato verso piazza Manin creando un percorso interno al Santa Chiara che si ricollegasse al cortile degli Spedalinghi, con l'accesso su via Roma.

In questo modo, le bancarelle sarebbero rimaste in prossimità della piazza e allo stesso tempo si recuperava un circuito turistico. Ma la proposta non fu ascoltata.

C'è voluto che il museo delle Sinopie rischiasse di cadere a pezzi per compiere due anni fa il miracolo dello spostamento. Il direttore dei musei Vaticani Antonio Paolucci, poi vari ministri dei Beni culturali avevano tuonato per la liberazione della piazza.

Il ministro Bray nel 2013 dopo una ricognizione in piazza dei Miracoli aveva detto: "La piazza ideale è quella rinascimentale, dove il concetto di armonia e di proporzione tornano a guidare ogni nostra scelta.Forse sarebbe utile tornare a mettere al centro di ogni politica urbanistica non il bisogno di costruire nuovi edifici o mantenere vecchie infrastrutture". Immaginate la grande bellezza di piazza dei Miracoli, una volta completato il restauro dell'edificio del museo delle Sinopie, senza le bancarelle.

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