Il Tirreno

Pisa

Respinti in Tribunale con bermuda e infradito

Sono almeno una trentina le persone a cui è stato vietato l’ingresso In maggioranza uomini. L’ultimo caso ieri: il cittadino è tornato con i pantaloni

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PISA. «Guardi, mi dispiace, ma lei vestito così non può entrare».

Dal primo luglio sono state almeno una trentina le persone che, saliti i gradi del palazzo di giustizia, sono state accolte con questa frase dagli operatori della vigilanza in servizio in Tribunale. L'ultimo rifiuto è avvenuto ieri mattina. Un uomo si è presentato in bermuda e scarpe da ginnastica. Nulla da dire sulle calzature sportive. L'indumento da bocciare era il pantalone corto appena sopra il ginocchio. Qualche secondo di imbarazzo per il cittadino che doveva salire in un ufficio del civile. Poi, compresa la ragione del divieto di ingresso, è andato a casa per tornare poco dopo con i pantaloni "regolari".

Il Tribunale come una chiesa dove si pretende il rispetto di una sacralità del luogo, volendo pure laica, ma comunque meritevole di un’accortezza scemata tra il gran caldo e la sensibilità di chi non distingue il bar sotto casa e un ambiente con i suoi riti e le sue educate liturgie.

Il dress code per chi entra è stato regolamentato dal primo luglio dal presidente Salvatore Laganà. E due manifesti lo ricordano sulle colonne all'esterno delle porte scorrevoli controllate da vigilantes e paracadutisti.

«Rilevato che è pervenuta da parte di magistrati di questo ufficio segnalazione della presenza all'udienza penale, in qualità di imputati o di testimoni di persone che indossavano un abbigliamento non adeguato alle aule di Giustizia - si legge nell'avviso - come pantaloncini corti o bermuda; ciabatte, canottiere, così come segnalazioni analoghe sono pervenute in ordine alla presenza di parti non decorosamente vestite alle udienze civili, come è stato, peraltro, constatato direttamente da questo presidente. Ritenuto che, al fine di salvaguardare il decoro degli uffici giudiziari e il dovuto rispetto della funzione all'interno degli stessi svolta, va posto il divieto di introdursi all'interno del palazzo di giustizia a persone che non indossino indumenti adeguati a tale decoro (almeno pantaloni lunghi e camicia o polo), disponendo che le guardie giurate addette alla vigilanza provvedano a far rispettare tale divieto».

La curiosità è che nella trentina di persone a cui è stato impedito l'ingresso perché vestite in modo poco consono all'ambiente, la maggioranza è composta da uomini. Donne scollacciate oltre il buon gusto non se ne sono viste o almeno non al punto da far scattare lo stop al decoro tra le aule.

I "trasgressori" poco accorti alle regole di ingresso erano uomini in bermuda e infradito che avevano equiparato il Tribunale al litorale tra Tirrenia e Marina. Una mancanza di riguardo al contesto che il presidente del Tribunale ha voluto regolamentare dopo le lamentele di alcuni magistrati.

Il richiamo alla morigeratezza nell'abbigliamento ha avuto il suo picco di stop durante l'estate. L'alta temperatura ha accorciato i centimetri degli indumenti aumentando le superfici dell'epidermide lasciate scoperte tra gambe, piedi e décolleté femminili. La calura ha colpito tutti, ma c'è stato chi ha risposto con scelte diverse nell'abbigliarsi diventando off limits per accedere in Tribunale. Lasciata alle spalle la canicola di un 'estate rovente, la stagione invita a coprirsi e a neutralizzare esposizioni corporee. E a rendere superfluo di qui a breve il controllo sulla decenza del look di chi frequenza le aule di giustizia.

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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