Il Tirreno

Pisa

«Per unire la sinistra servono segnali di vera discontinuità»

di Francesco Loi
«Per unire la sinistra servono segnali di vera discontinuità»

Andrea Corti, segretario di Rifondazione, su gruppo unico a Palazzo Gambacorti, Sel e le elezioni a Vecchiano e Cascina

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PISA. «L’Italia #cambia davvero, il refrain cinguettato ai quattro venti, rischia di diventare la colonna sonora più appropriata della fase che stiamo attraversando. L’Italia sta cambiando, non ci sono dubbi, peccato che il cambiamento sia unidirezionale: verso il basso». Andrea Corti è il nuovo segretario provinciale di Rifondazione comunista. Ma si può parlare di una riconferma, visto che succede a se stesso. Dalla situazione nazionale a quella locale si (ri)mette alla guida di un partito alle prese con una domanda che riguarda anche altri movimenti: cosa fa la sinistra? Come vuole contrapporsi ai Renzi da una parte ed ai Salvini dall’altra? Come intende rapportarsi alle amministrazioni locali alle prossime elezioni?

Corti, il suo pensiero sul governo Renzi è chiaro…

«Vedo un’Italia già cambiata profondamente per chi ha subito in maniera devastante l’insieme dei provvedimenti sulle pensioni, sul lavoro, sull’assetto istituzionale, sulle privatizzazioni striscianti, sulla scuola, sulla sanità, sulla casa. L’Italia invece non è cambiata affatto per chi si è sempre sostenuto nel capitalismo di relazione (definizione di Renzi), l’Italia dei privilegi e degli intrecci politico-economico-finanziari».

Non salva proprio niente, non intravede almeno uno sforzo di cambiare il sistema?

«Al contrario. Il premier è protagonista dell’ennesima riorganizzazione del sistema capitalistico, chiamiamola “neoliberismo”, che è stata assecondata negli anni passati dal nostro centrosinistra, che già aveva messo le ruotine alla bicicletta del neoliberismo con i primi provvedimenti sulle liberalizzazioni e privatizzazioni. Renzi, rimuovendo anche le ruotine, lo ha lanciato in una corsa senza freni».

Di fronte a tutto questo si prospetta, come contrapposizione, la costituzione di un soggetto unitario di sinistra: ci crede?

«Per rendere credibile una proposta politica di questo tipo ci sarebbe bisogno di consapevolezza critica soprattutto da parte di chi, in un recente passato, ha contribuito in qualche maniera a serrare i bulloni delle ruotine della bicicletta, magari illudendosi che con le ruotine quella bicicletta non potesse andare troppo lontano».

Un messaggio a Sel: la pensa così anche per le questioni locali?

«Leggo di richieste di un gruppo consiliare unico di opposizione alla giunta Filippeschi. Nello specifico, è opportuno ricordare che a Pisa, soltanto due anni fa, noi ci siamo presentati con una proposta di alternativa di sinistra per l’amministrazione della città, Sel nella coalizione di centrosinistra. Per una ricomposizione unitaria sarebbe indispensabile ricominciare davvero a tessere un lavoro collettivo e pubblico su discriminanti programmatiche realmente alternative al modello socio-economico imposto dal capitalismo del terzo millennio e pedissequamente assecondato dalla giunta Filippeschi».

Ma non siete preoccupati dopo l’esito del voto regionale? Come pensate di recuperare elettori?

«L’esito delle elezioni regionali, pur confortante per aver eletto due consiglieri, ha evidenziato non solo una preoccupante perdita in voti assoluti, evidentemente condizionata dalla progressiva dinamica astensionista, ma anche una particolare “geografia” del voto per l’Altra Europa e la lista Sì, sempre meno diffuso tra i ceti popolari. Ovvero quelle fasce di popolazione che più di altre avrebbero bisogno di rappresentanza e tutela. Una riflessione per la principale traccia di lavoro».

Che rapporto avete con la giunta Filippeschi e il Pd pisano?

«Parlano chiaro gli anni di netta opposizione sia in consiglio comunale che provinciale. A noi sembra del tutto evidente che giunta e Pd a Pisa si siano sempre più caratterizzati nel sostenere un modello di sviluppo improntato alla sopravvalutazione degli interessi privati soprattutto per quanto riguarda infrastrutture e urbanistica. Come non ricordare la vicenda dei terreni Ikea. Un modello rappresentato dagli scheletri desolanti delle due “torri di Bulgarella” che fanno da contraltare alla modesta attenzione nei confronti delle emergenze sociali prodotte anche sul nostro territorio da anni di crisi economica».

Come vi muovete in previsione delle elezioni prossime a Vecchiano e Cascina?

«Nei due Comuni siamo stati in maggioranza nelle ultime legislature e sicuramente, prima di qualsiasi ulteriore passaggio, sarà necessario affrontare un bilancio schietto sull’attività delle due amministrazioni e sul ruolo da noi esercitato. Vorrei sottolineare fin da ora la necessità di segnali di discontinuità profonda con le politiche del governo centrale a partire quantomeno dalla deroga al patto di stabilità per gli interventi sugli edifici scolastici e sulla salvaguardia del territorio. Discontinuità necessaria anche sulle politiche del lavoro, del Jobs Act, con particolare riferimento a lavoratrici e lavoratori dei servizi esternalizzati».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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