Sicurezza
Padre Agostino sta con loro «La mia chiesa è il campo»
Il prete vive in un camper: «Io qui l’unico cristiano, loro tutti di fede musulmana Questo è uno sfratto al buio, li difenderò dai caterpillar del Partito Democratico»
PISA. «La mia chiesa sono i campi rom. Sono il pastore che sta con il gregge di pecore minacciato dai lupi». Non è la loro guida religiosa. Padre Agostino Rota Martir da vent'anni porta avanti una missione spirituale, ma soprattutto umana: essere il ponte di collegamento tra la periferia e la città. Una divisione non geografica, ma culturale, economica e di sguardi. Sandali ai piedi, barba incolta. Una maglietta coperta da una felpa a tratti stracciata. Padre Agostino non indossa abiti talari, né collarini ecclesiastici. È un prete di strada, anzi di «campo» come preferisce definirsi. Da un paese della provincia di Bergamo governato da un sindaco leghista, è arrivato a Pisa vent'anni fa. All'ombra della Torre combatte da tempo per difendere i rom e i campi che li ospitano «dalle ruspe del Partito democratico». Vive tra il campo rom di Coltano e quello della Bigattiera. Due vecchi camper le sue case-uffici. «Sono qui a nome della chiesa. Questa è la mia azione pastorale, non faccio catechesi, qui sono tutti musulmani, semplicemente applico il Vangelo, ma senza professione di fede nei luoghi in cui c'è più bisogno. Parto dalle periferie, proprio come dice Papa Francesco». Unico cristiano tra i circa cento rom della Bigattiera, tutti di fede musulmana o sufi, corrente mistica dell'Islam, si ritrova per l'ennesima volta ad affrontare uno sgombero. «È una violazione. Uno sgombero al buio, senza alcuna alternativa, è una violazione dei diritti umani. Lasciare per strada decine di famiglie e centinaia di persone è un reato. Per chi abbandona un cane in strada è prevista giustamente una sanzione e anche una denuncia. Come mai per gli esseri umani no?» si chiede Padre Agostino mentre tira su la zip della felpa. Fa freddo al campo rom della Bigattiera. I rigogliosi pini marittimi impediscono ai raggi del sole di filtrare e di riscaldare quelle gelide baracche. Non c'è corrente, se non quella prodotta da generatori a benzina. I riscaldamenti sono lontani desideri. È un tempo altro quello che si vive alla Bigattiera. La vita scorre a rilento. Lo sgombero è imminente, la resistenza costante. «Da anni, ogni giorno, si pratica resistenza. Vivere sotto la continua minaccia di sgomberi o quella di essere separati dai propri figli è resistenza. E dopo decenni andrebbe premiata». Per questo prete di frontiera il campo è una periferia esistenziale, non urbana. E resistere, dice don Agostino, da un campo rom può voler dire molte cose. «Resistenza è conservazione della propria cultura e delle proprie tradizioni, per questo è assurdo e controproducente che si sia imposto alle donne di Coltano di rinunciare a mendicare. Chiedere l'elemosima per una rom è una forma di emancipazione dalle preoccupazioni quotidiane e soprattutto dal maschilismo che domina in queste comunità. Uscire ogni giorno permetteva loro di allentare la tensione. Il ruolo nella comunità assume inoltre un peso diverso tornando a casa con qualche soldo». Ma resistenza è anche quella dei molti ragazzi che «da sempre mi chiedono ossessivamente di scrivergli i curricula per trovare una lavoro». «Un ragazzo da tempo mi dice “Don, non scrivere che abito alla Bigattiera, così si capisce che sono rom”, ma c'è anche una come Sesba che invece no, non si arrende e mi dice: “Certo che voglio lavorare, ma sono orgogliosa di essere rom, non rinnego le mie origini per essere accettata». Ma la casella “residenza” fra pochi giorni rischia di rimanere vuota sul curriculum di molti ragazzi, che continuano a chiedersi «Dove andremo dopo lo sgombero?». «È una domanda che nessuno dovrebbe porsi e un'amministrazione non dovrebbe tollerare che alcuni suoi cittadini siano costretti a farsi queste domande - prosegue Padre Agostino -. Non bisogna cadere nella logica “rom uguale ladro”. Il reato di uno non cancella il diritto di tutte le altre persone. Non bisogna cadere nella logica di Salvini, che poi è la stessa del Pd. Salvini invoca le ruspe, il Pd le usa. È anni che a Pisa il Partito democratico usa le ruspe». La soluzione?
«La via maestra è il lavoro. Occorre trovare nuove forme di occupazione in un sistema perverso che, come dice Papa Francesco, produce scarti. E noi dobbiamo impedire che nella società ci siano scarti». Questo il ruolo di Padre Agostino. Vincere l'egoismo promuovendo l'inclusione e l'accoglienza. «Non vivo con i rom per far cambiare testa ai rom. Vivo con i rom perché cambi lo sguardo degli italiani. Se lo sguardo della nostra società è inquinata, l'integrazione resta un miraggio. Papa Francesco dice che è importante guardare la città dalle periferie. È vero. Le periferie possono essere realtà degradate, ma sono luoghi di vita e resistenza che la città non riesce a vedere perché ferma all'apparenza».
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