Il dolore
«Mio padre morto per colpa del buio»
Il figlio di Tahrir: l’ha ucciso un infarto, con la corrente forse l’avremmo salvato
PISA. Si vede che vorrebbe piagere, ma è un ragazzone a cui hanno insegnato a non mostrare debolezze. Così Edin, 18 anni, non versa una lacrima dai suoi occhi azzurri seppure da una settimana abbia perso suo padre. Tahrir Asanov l’hanno ritrovato steso dietro una baracca alle 8 di mattina. Infarto. «Era uscito alle due di notte per andare in bagno - racconta il figlio - l’abbiamo cercato tutto la notte, con gli accendini, ma non siamo riusciti a trovarlo. Pioveva fortissimo, non si vedeva niente. C’era la macchina di un mio amico, ma aveva fin ito la benzina, non si metteva in moto». Fino a tre anni fa alla Bigattiera c’era la corrente, poi il Comune l’ha staccata. «Se ci fosse stata la luce forse avremmo potuto fare qualcosa, chiamare qualcuno, l’ho ritritrovato steso per terra, era cadiuto dietro una tavolaccia, per questo non siamo riusciti a vederlo. Era tutto zuppo». Accanto a Edin c’è sua madre Gemile Asamova. Lei è una delle poche a parlare solo macedone. Edin fa da interprete. «Io ora sono stata sistemata dal Comune, mi daranno una casa. Ma vorrei che dessero una speranza anche ai miei amici. Loro da domani, se davvero vengono con le ruspe, finiranno sulla strada. E non possono tornare in Macedonia, molti sono nati qui e laggiù sono clandestini. Ma almeno chi nasce in un paese non dovrebbe acquisire la cittadinanza di diritto? Tutti questi bambini sono dei senza terra... come faranno?». Edin vorrebbe riprendere le scuole superiori. «Ho smesso tre anni fa, facevo l’alberghiero. Avrei voluto proseguire, ma per arrivare in città devo prendere due autobus e alzarmi alle cinque del mattino. Ma qui alle cinque non si vede nulla. Forse sono l’unico per cui lasciare il campo potrebbe essere un’occasione».
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