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I dializzati: «Vogliamo la rianimazione vicina»

I dializzati: «Vogliamo la rianimazione vicina»

Appello alla dirigenza di Cisanello. Presidio con raccolta firme all’esterno del reparto

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PISA. Dopo sei anni passati in una sede provvisoria e l’allagamento del 24 agosto scorso, i dializzati chiedono che il reparto dell’ospedale di Cisanello in cui vengono sottoposti alla depurazione del sangue sia spostato in locali più adatti alla delicata procedura.

«Il reparto attualmente si trova in quella che sarebbe dovuta essere una sede provvisoria: nel sottosuolo del padiglione 30 C dell’ospedale – ha detto Rossella Carella dei Cobas Sanità Pisa – ed è lì ormai da sei anni. Sono locali che erano stati pensati per essere utilizzati come spogliatoi per il personale e magazzini, invece oggi accolgono apparecchiature costose e pazienti. Dei quattro ascensori del reparto, uno – ha detto ancora Carella – è guasto per l’alluvione».

Come raccontano i dializzati, i locali in cui i pazienti vengono sottoposti alla terapia che dura dalle 3 alle 4 ore e mezza, è priva di vere e proprie finestre da cui poter vedere il cielo e la luce. L’alluvione è la goccia che ha fatto traboccare il vaso e spinto i pazienti a riunirsi nel “Comitato di rappresentanza” e a prendere una serie di iniziative come la raccolta firme, per poter sbloccare la situazione.

Mauro Giraldi, direttore sanitario dell’ospedale di Cisanello, durante il consiglio comunale di lunedì ha dichiarato di voler trasferire il reparto all’edificio 5 che si trova vicino all’edicola dell’ospedale, qualche centinaia di metri dalla sede attuale. Questa prospettiva però spaventa i pazienti «perché ora la rianimazione è talmente vicina al reparto che – ha spiegato Tommaso Como del Comitato dializzati Pisa – in caso di arresto cardiaco, i rianimatori arrivano in 2 minuti e ciò sarebbe impossibile se il reparto venisse traslocato all’edificio 5».

Le cause di morte per chi si sottopone alla dialisi, come ha spiegato il professor Roberto Palla ex primario dell’unità complessa Massa Carrara Pontremoli di Nefrologia, sono cardio-vascolari e infettive. «La dirigenza dovrebbe parlare con gli operatori sanitari del reparto – ha aggiunto Como – per individuare i locali più adatti».

Per non sottoporre a rischi i pazienti servono, ad esempio, spazi in cui l’igiene sia massima, come ha spiegato il professore Palla, locali in cui il materiale per la dialisi, dopo il suo uso, non venga in contatto con quello sterile non ancora utilizzato magari passando per lo stesso corridoio. «Esistono ditte che operano anche in Italia – ha detto il professor Palla – che costruiscono prefabbricati destinati alla dialisi. E qui intorno al reparto ci sono terreni che potrebbero accoglierli, ma questa è solo un’idea su cui riflettere».

Valentina Villa

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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