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Pisa

Falsificano la patente per non perdere punti

Falsificano la patente per non perdere punti

Pescati con l’autovelox, due imprenditori pisani si sono fatti fabbricare il documento da un dipendente

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PISA. Sono riusciti a scrivere una specie di manuale dell’Italian style su una multa, quasi un exemplum. Hanno inviato alla polizia stradale i dati di una patente falsa, per evitare la decurtazione dei punti dopo una multa per eccesso di velocità.

Non una patente di un conducente diverso da quello che davvero era a bordo, ma di una persona che non esiste, e pur di non rischiare la sospensione della carta di guida si sono fatti fabbricare il documento.

Per questo tre persone, tra cui due dei titolari della ditta a cui intestata la vettura, e un dipendente dell'impresa, sono stati denunciati per i reati di ricettazione e falsità materiale ed ideologica in atti.

Ieri mattina gli agenti della polstrada di Firenze hanno perquisito la sede dell'azienda, che si trova a Pisa, sequestrando la documentazione usata per la falsa dichiarazione.

La multa era stata elevata lo scorso febbraio da una pattuglia della stradale, nel corso di un controllo con un autovelox. Un normale controllo, a cui l’auto aziendale non era sfuggita.

Secondo le indagini, i familiari e soci del titolare, che era alla guida, si sarebbero rivolti a un loro dipendente per procurarsi una patente falsa, intestata a una persona inesistente, su cui 'scaricare' la perdita dei punti.

«Dichiarare in modo falso e strumentale che alla guida del veicolo che ha commesso una violazione al Codice della strada c’era un amico o un familiare, magari per evitare di perdere dei punti, è reato».

A sancirlo è stata la Corte di Cassazione, che con la sentenza depositata il 25 luglio 2014 chiarisce un punto importante della procedure sanzionatorie del codice stradale, condannando un automobilista che aveva dichiarato, compilando l’apposito modulo di comunicazione dei dati del conducente, che alla guida dell’auto oggetto della violazione vi fosse un altro soggetto, firmando pure per conto di quest’ultimo. «Questa falsa dichiarazione integra gli estremi del reato di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico.

I pisani sono andati oltre. Non sono hanno dichiarato il falso, ma si sono fabbricati una falsa identità.

Così adesso la pensa per chi ha commesso il reato rischia di raddoppiarsi. Il falso ideologico infatti prevede la reclusione da uno a sei anni, il falso materiale di un atto può comportare anche dieci anni di carcere.

Così ora i titolari della ditta e il dipendente rischiano grosso solo per aver provato a fare i furbi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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