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La rabbia degli esclusi «Adesso dovrò lavorare»

La rabbia degli esclusi «Adesso dovrò lavorare»

Il racconto di Lorenzo: «Da quattro anni riesco a mantenere sussidio e alloggio Così non pesavo sulle spalle di mio padre, operaio in cassa integrazione»

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PISA. C'è chi venderà qualche proprietà per proseguire gli studi, chi rinuncerà alla carriera universitaria e chi è disposto ad occupare l'alloggio pur di non sottostare ai parametri imposti dal governo che, accusano gli studenti, «impoverisce chi già sta soffrendo la crisi». In strada scende la rabbia, ma anche la preoccupazione degli studenti che vedono nel nuovo Isee l'ennesimo ostacolo piazzato nel mezzo della carriera universitaria da chi invece dovrebbe facilitare l'accesso agli studi.

«Da quattro anni riesco a mantenere la borsa e un posto alloggio alla residenza Fascetti - racconta Lorenzo Guastalli, 24 anni studente piombinese di ingegneria edile all'Università di Pisa, figlio di un operaio delle acciaierie in cassa integrazione – riuscendo a non pesare sulle spalle dei miei genitori. Con la riforma perderò la borsa a “causa” della casa di proprietà dei miei genitori. È un problema: tutta la famiglia dovrà tirare la cinghia o devo trovare un lavoro per pagare un affitto, allungando però i tempi per arrivare alla laurea e di conseguenza le spese». Alla residenza Praticelli sono circa 70 gli studenti che rischiano di essere espulsi. «Entro il 15 ottobre dobbiamo liberare le camere - dice Stefano Titono, studente siciliano di ingegneria civile e rappresentante della residenza universitaria -, ma non ci muoveremo dai nostri alloggi. La maggior parte non può permettersi di pagare un affitto: o rimaniamo all'interno della residenza o i nostri genitori dovranno vendere le proprietà».

«Domani (oggi per chi legge, ndr) sosterrò il mio ultimo esame e poi andrò a lavorare a Milano – aggiunge Filomena Elia, ventiseienne studentessa di informatica, originaria di Bari -. Protesto perché penso a mia sorella che per studiare dovrà andare a lavorare o rinunciare alla carriera universitaria. Mio padre, carpentiere, ha costruito con le sue mani una casa su un terreno lasciato in eredità da suo padre. Anni di sacrificio che secondo il governo valgono un patrimonio tale da escluderci dalla borsa di studio».

«Discuterò la tesi il 26 ottobre – racconta Mariacristina Bardaro, studentessa brindisina di infermieristica – e il 12 ottobre perderò l'alloggio: in pochi giorni devo trovare una casa o pagare una stanza d'albergo e in ogni caso non potrò continuare gli studi se non lavorando. I miei genitori hanno una casa: cosa è cambiato rispetto allo scorso anno?».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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