Attenzione
Chiese, dal sublime al degrado
Spiragli per San Paolo a Ripa d’Arno: forse riapre il cantiere fermo da 4 anni
PISA. Dal sublime al degrado. Il de profundis per le chiese e i monumenti pisani è inarrestabile e rischia di depauperare un patrimonio di rilevanza anche mondiale. Lo sfacelo riguarda soprattutto le chiese: diverse chiuse al culto, circondate spesso da immondizie, soffocate dalle macchine, sprangate da lamiere, deturpate da graffiti, con i piccioni e altri uccelli che vi entrano rendendo la situazione disperata.
Chiese, ma anche monumenti, che nel passato hanno sfoggiato tutta la loro antica bellezza, che sono stati anche laboratori per innovazioni artistiche, espressioni di mecenatismo illuminato, oggi sono in preda all'abbandono più totale e in mano ai predatori. Tetti che crollano, altari divelti, quadri strappati, statue mozzate, acquasantiere e ornamenti lignei asportati: un saccheggio sistematico. Ci s'indigna, ma poi non si fa nulla o pochissimo. Giusto riparare il tetto quando c'è la possibilità (ma la manutenzione quasi sempre non esiste): il resto è in mano al degrado più totale. Cosa si fa per contenere i danni? Si chiudono le chiese, come nel caso di quella dei Cavalieri di Santo Stefano, una delle più belle di Pisa e sulle guide di tutto il mondo. Non ci sono preti per via della crisi della fede, mancano i ricambi e l'Arcivescovado non sa dove reperire le risorse. Allora anche una chiesa recentemente restaurata come quella dei Cavalieri deve restare chiusa. La religiosità senz'altro era più sentita in passato; colpisce però la mancanza di rispetto, l'indifferenza verso luoghi che nei secoli sono stati intrecciati strettamente alla vita dei vicoli, quando edicole e cappelle sorgevano per iniziativa popolare.
C'è però un limite anche allo sfacelo. La distruzione e lo stato di abbandono di tanti edifici hanno provocato la reazione di associazioni, religiosi, responsabili della tutela, organi di stampa: insieme alle denunce, si sono levate proteste e avviati provvedimenti, in un groviglio di competenze. Pisa, rispetto ad altre città può dirsi addirittura fortunata: qui la Fondazione Pisa ha elargito negli ultimi decenni milioni e milioni di euro per il recupero e il mantenimento di chiese e monumenti. Ma non basta, mancando una politica nazionale che salvaguardi uno dei più grandi patrimoni monumentali al mondo, larga parte del patrimonio va in malora.
Nello sconfortante scenario generale, c'è una timida possibilità di riapertura di un cantiere fermo da quasi quattro anni, quello della chiesa romanica di San Paolo a Ripa d'Arno. La Cei, dopo l'appello della diocesi, sembra sia propensa a un finanziamento straordinario di 600mila euro, così pure la Fondazione Pisa che sarebbe disposta a sborsarne 500mila. Non bastano: ce ne vogliono più del doppio per il restauro della chiesa, la cui facciata ispirò una famosa scena del film “Good Morning Babilonia” dei fratelli Taviani. Ma sembra che si stia finalmente muovendo anche il ministero. Questo grazie alla grande battaglia per la riapertura della chiesa, con finestre nella trasmissione “Alle falde del Kilimangiaro” su Rai3 e all'interessamento di varie testate giornalistiche nazionali. Tutto ciò dopo una mobilitazione del mondo della cultura italiano: il via con la campagna del Tirreno e poi con lo scrittore pisano Sergio Costanzo, che aprì la pagina Facebook “Salviamo San Paolo a Ripa d'Arno”. Costanzo si fece fotografare dentro la gabbia della recinzione, invitando i pisani a fare altrettanto. Fu una mobilitazione spontanea (erano presenti anche l'ex direttore della Scuola Normale Salvatore Settis, il pittore Enrico Fornaini, alcuni consiglieri comunali e diverse associazioni tra cui Stile Pisano e Amici di Pisa). «Partendo proprio dalla chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno – dice lo scrittore Sergio Costanzo – esponemmo alla tv nazionale anche le problematiche più stridenti di Pisa: la Chiesa dei Cavalieri, la Certosa di Calci e le Navi Pisane».
Ebbene, come abbiamo detto, qualcosa sembra si stia muovendo per finanziare il restauro di quello che è considerato un capolavoro romanico, battezzato anche il “Duomo Vecchio”, così chiamato perché la chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno sul lungarno Sonnino fu costruita prima ancora del Duomo di piazza dei Miracoli, iniziato nel 1063. Di San Paolo i documenti parlano già nel 1032, ma l'edificio venne fondato nel 925. E anche dopo rimase comunque la chiesa più importante a sud dell'Arno, tanto che quando una piena del fiume rendeva impossibile raggiungere la parte di Tramontana, San Paolo a Ripa d'Arno svolgeva il ruolo di Duomo supplente.
Oggi, della ricca decorazione pittorica murale, cui partecipò nei primi anni del XIV secolo Buonamico Buffalmacco, resta solo un lacerto sul pilastro a sinistra con i Santi Bartolomeo e Francesco. La chiesa conserva anche un sarcofago romano che conteneva le spoglie del giuriconsulto pisano Burgundio (1194) e una Madonna col Bambino e santi di Turino Vanni (XIV secolo).
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