Lutto
Bassilichi, la Regione vuol fare chiarezza
Primo incontro a Firenze dopo l’annuncio dell’azienda di voler smantellare la sede di Montacchiello
PISA. Evitare la chiusura della sede pisana e scongiurare i «licenziamenti camuffati da trasferimenti».
È sbarcata in Regione la vertenza Bassilichi, l'azienda leader per la gestione dei servizi bancari e della pubblica amministrazione che ha annunciato la chiusura della sede di Montacchiello e il trasferimento dei 57 dipendenti a Firenze.
Ieri, a Palazzo Strozzi Sacrati, si è svolto un incontro tra le organizzazioni sindacali, il sindaco e presidente della Provincia di Pisa Marco Filippeschi e il consigliere per il lavoro della Regione Toscana Gianfranco Simoncini. Durante il tavolo convocato dalla Regione, i sindacati, insieme alla Rsu, hanno esposto ai rappresentanti istituzionali la preoccupante situazione che stanno vivendo i lavoratori all'indomani dell'annuncio dell'azienda di voler smantellare la sede pisana entro il 31 ottobre ed accorparla a quella di Firenze. Una manovra che secondo la Cisl cela la volontà della società di intaccare i livelli occupazionali «visto che la maggior parte dei dipendenti sono donne con contratti part-time, che hanno scelto questo tipo di contratto per stare vicine alle famiglie, e lavoratori appartenenti alle categorie protette – spiega Dario Campera della segreteria provinciale della Cisl di Pisa –, che difficilmente potranno accettare il trasferimento a Firenze». La Regione ha annunciato la convocazione, probabilmente già la prossima settimana, di un incontro con i vertici della Bassilichi per fare il punto sulla situazione societaria e capire i motivi che hanno spinto l'azienda con sede legale a Monteriggioni ad assumere la drastica decisione di abbandonare Pisa. «Bassilichi – prosegue Campera – è un'azienda sana. Quella annunciata è una manovra anomala: gli accorpamenti avvengono infatti tra stabilimenti presenti nella stessa città. Abbandonando Pisa, Bassilichi perderebbe inoltre anche l'unica sede presente sulla costa toscana».
Nel corso dell'incontro con l'azienda, la Regione chiederà chiarimenti su quello che le organizzazioni sindacali definiscono un mancato rispetto dell'accordo stipulato lo scorso anno, che prevedeva il mantenimento dei livelli occupazionali e un incremento delle attività. «Inviteremo l'azienda – sottolinea Simoncini – ad un ripensamento sulla decisione di dismissione della sede e a riaprire un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali».
Le istituzioni hanno inoltre condiviso le preoccupazioni dei lavoratori, che sottolineano il rischio, in caso di chiusura, «di impoverimento del tessuto produttivo pisano e di ricadute sociali, in particolare sui lavoratori più fragili».(d.r.)
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